Milano: Divisione interna nel movimento Italia in Piazza dopo proteste
Milano, 25 ottobre 2026 – Le manifestazioni di ieri si sono svolte in gran parte in modo pacifico, contrariamente agli scontri e saccheggi di sabato 17 ottobre, quando la protesta contro il carovita organizzata da Italia in Piazza è degenerata. Questo è stato il momento in cui è emersa una profonda spaccatura all’interno del movimento tra coloro che vogliono isolare i violenti e chi considera la violenza come unico mezzo per farsi ascoltare. La divisione ha rapidamente preso piede nelle chat di Whatsapp e Telegram, portando a una resa dei conti. Gli amministratori hanno richiamato gli utenti più aggressivi e in alcuni casi li hanno espulsi. La rete di Italia in Piazza, con 19 gruppi Telegram gestiti da sei amministratori, si trova ora al centro di una frattura che ha generato due percorsi contrapposti, riporta Attuale.
Domenica 18, alle 20.33, è stato creato un nuovo gruppo su Telegram: ’Movimento 17 ottobre’. Il primo messaggio evidenzia che tra i fondatori ci sono membri di Italia in Piazza, accusata di essere troppo liberale e di ostacolare decisioni collettive. A partire dal 19 ottobre, il gruppo ha avviato anche una pagina Instagram @movimento17ottobre, invitando esplicitamente a unirsi al canale Telegram per organizzarsi. Mentre Instagram attira attraverso video e appelli, Telegram coordina le attività con guide per i cortei, consigli per mantenere l’anonimato e un vecchio manuale di azione diretta. Alcune conversazioni menzionano potenziali scontri e danneggiamenti.
Secondo la polizia, il presunto promotore della nuova rete è Youssef Siher, indagato per istigazione a delinquere aggravata. Nei suoi scritti online, in particolare in un’analisi sul fallimento delle proteste della Gen Z marocchina, ha sostenuto che la spontaneità non è sufficiente, necessitando di organizzazione, formazione politica e piattaforme di controinformazione che possano sfidare la narrazione ufficiale. Questi temi riemergono nel manifesto del nuovo gruppo, che proclama la necessità di trasformare la rabbia in una mobilitazione permanente.
Nel frattempo, Italia in Piazza e Fronte Rivoluzionario Italiano, due entità distinte che avevano rilanciato la protesta contro il carovita, stanno mantenendo contatti e cercando obiettivi comuni. Nelle chat si contrappongono inviti alla violenza con discussioni su una raccolta fondi per gli autotrasportatori colpiti dall’aumento del costo del gasolio, cercando così di ampliare la loro base senza rafforzare gli atti di violenza.
Venerdì 23, la separazione tra i due gruppi diventa evidente. Italia in Piazza annuncia che non parteciperà alle nuove manifestazioni, mentre il Movimento 17 ottobre modifica i propri piani, chiudendo i sottogruppi territoriali e annullando le piazze già annunciate. Sabato, sono previsti tre ritrovi in ogni città alle 14.30, seguiti da un raduno finale alle 15.30. Il movimento adotta una mobilitazione fluida, cercando di identificare fratture sociali e amplificare messaggi emotivi, spostando il sostegno virtuale nelle strade e muovendosi in gruppi mobili difficili da contenere.
Secondo quanto ricostruito da QN, il piano del M1710 era di radunare una massa sufficiente nei punti di raccolta, accogliendo fino a un migliaio di persone e avanzando compatta verso zone sensibili, nel tentativo di bypassare gli schieramenti di polizia e generare caos nel centro città. L’intento non era semplicemente di organizzare un corteo, ma di compiere un salto di qualità nella gestione della piazza.
Sabato 24, Siher è stato portato in Questura e l’annuncio previsto per le 14.30 non è avvenuto: il gruppo è rimasto fermo. A Milano, un corteo di studenti e giovani è partito comunque da piazza Cairoli, evitando le devastazioni del 17, scortato dalla polizia. Nelle chat, la discussione continua e un partecipante scrive: “Purtroppo il cambiamento non ci sarà con manifestazioni pacifiche”. Tuttavia, ieri la piazza ha dimostrato il contrario: gli scontri tendono a soffocare le ragioni di chi protesta.