Tra Pireo e Tartus, la catena opaca di navi, certificati e consulenti

30.10.2026 08:30
Tra Pireo e Tartus, la catena opaca di navi, certificati e consulenti
Tra Pireo e Tartus, la catena opaca di navi, certificati e consulenti

Nel porto del Pireo si intrecciano società armatoriali greche, operatori legati alla Siria, recapiti telefonici distribuiti tra più Paesi e certificati assicurativi attribuiti a una struttura nata online nel 2024. Gli elementi disponibili non provano da soli un illecito né dimostrano un collegamento diretto con le autorità russe, ma delineano una catena societaria difficile da leggere, proprio mentre le assicurazioni sono diventate uno dei punti più vulnerabili della cosiddetta flotta ombra russa.

Al centro compaiono la portarinfuse Osprey Bulker, due società registrate allo stesso indirizzo del Pireo, la libanese Tempus Maritime Sarl e lo studio legale Pavlakis-Moschos Law Firm. Sullo sfondo ci sono i certificati attribuiti a Seaguard P&I, struttura che si presentava come assicuratore marittimo e il cui sito, creato nel maggio 2024, riportava dati societari e recapiti poco trasparenti.

Un numero comune tra Svezia, Libano e Siria

Il sito di Seaguard P&I indicava come contatto il numero svedese 46760969651 e come indirizzo una casa di abitazione in via Bodderbarg, a Pinneberg, sobborgo di Amburgo. Lo stesso recapito compariva associato a Maritime Solutions Networld, realtà che si presentava come società libanese con sede a Tripoli e dichiarava di occuparsi della registrazione delle navi.

Maritime Solutions Networld riportava anche il numero siriano 963988737077. Entrambi i recapiti risultavano attribuiti a Mohammad Youssef, laureato in Siria e residente in Grecia stando alle informazioni pubblicate sui suoi profili social. Nelle stesse pagine Youssef richiamava esperienze professionali presso la società armatoriale greca Eikano Shipping & Trading S.A., con sede al Pireo, e presso Tempus Maritime Sarl.

Eikano Shipping & Trading è indicata come società che gestisce una sola nave: Osprey Bulker, battente bandiera panamense e identificata dal numero IMO 9228265. La proprietà e la gestione operativa della nave risultano collegate a Taco Maritime S.A. e Kudos Maritime S.A., entrambe registrate allo stesso indirizzo del Pireo. La coincidenza di recapiti, sedi e ruoli non costituisce una prova di attività illegali, ma mostra come la catena possa attraversare diverse giurisdizioni senza rendere immediatamente visibile chi controlli ogni passaggio.

Dal porto di Tartus alle società del Pireo

Taco Maritime e Kudos Maritime sono associate ad Ali Shehadeh e al suo parente Tahsin Shehadeh. Tahsin Shehadeh, laureato all’Università di Damasco, avrebbe ricoperto fino al 1990 incarichi direttivi nel porto siriano di Tartus, luogo nel quale la Russia ha mantenuto per decenni una presenza militare e di intelligence.

In seguito Shehadeh avrebbe diretto Tartous Shipping e, almeno dal 2009, sarebbe stato segretario generale della Syrian Chamber of Shipping. In questa veste partecipò nel 2017 all’incontro “Grecia e mondo arabo: uno sguardo sul futuro comune” e, nel novembre 2018, al settimo Forum economico arabo-greco organizzato ad Atene dalla Camera di commercio arabo-greca.

La Syrian Chamber of Shipping è comparsa in elenchi di sanzioni statunitensi. Shehadeh, inoltre, risultava nei registri della società cipriota Eikano Trading Ltd, numero di registrazione HE 1483339. Questi elementi documentano una lunga presenza nell’ambiente marittimo siriano e nei rapporti commerciali regionali, ma non attribuiscono automaticamente a una persona la responsabilità delle attività svolte da società diverse.

Prima del 2020, Tempus Maritime Sarl gestiva almeno tre navi: Transocean (IMO 8114912), Transfair (IMO 7627302) e Transmed (IMO 7396616). Transocean fu segnalata nel porto di Sebastopoli. La Syrian Chamber of Shipping è stata inoltre descritta come coinvolta nel cosiddetto “espresso siriano”, la rotta che collegava la Crimea occupata ai porti di Latakia e Tartus.

La sequenza temporale si sovrappone ai progetti russo-siriani annunciati nel 2018. Nel marzo di quell’anno i media ufficiali russi parlarono della creazione in Crimea di un hub russo-siriano e di una possibile impresa comune; il progetto fu discusso anche al Forum economico di Yalta. Per la parte russa compariva Georgy Muradov, allora responsabile della Crimea presso la presidenza russa. Nel dicembre 2018 fu costituita una società chiamata Casa commerciale Crimea-Siria “Sodruzhestvo”.

Il fatto che Shehadeh rappresentasse ancora la Camera di navigazione siriana mentre venivano promossi quei progetti rende concreto il contesto dei rapporti tra Siria, Russia e Crimea occupata. Non basta tuttavia a dimostrare che Shehadeh o le società del Pireo fossero strumenti di un’operazione clandestina o della flotta ombra.

Lo studio legale e il precedente dei disastri aerei

Oggi Pavlakis-Moschos Law Firm, con sede al Pireo, assiste Kudos Maritime, Ali Shehadeh e Tahsin Shehadeh. Lo studio sostiene che i propri clienti non abbiano legami né con la Russia né con la flotta ombra. La presa di posizione riguarda direttamente le società e le persone che compaiono nella catena collegata a Osprey Bulker.

La storia professionale dello studio comprende anche procedimenti relativi a disastri aerei russi. Nell’aprile 2014 i media russi riferirono che la precedente denominazione Pavlakis, Moschos & Associates avrebbe rappresentato ad Atene i familiari delle vittime dell’incidente del Boeing 737 della compagnia Tatarstan, precipitato all’aeroporto di Kazan il 17 novembre 2013. La causa avrebbe coinvolto 40 ricorrenti e 16 convenuti, tra cui Terra Firma, collegata alla società di leasing Awas, e Boeing.

Le stesse pubblicazioni indicarono come partner locale lo studio legale Sergis di Kazan, che avrebbe fornito supporto organizzativo e giuridico alle attività della società greca in Russia. Nel caso dell’Airbus A321 della compagnia russa Kogalymavia, precipitato sul Sinai il 31 ottobre 2015 mentre volava da Sharm el-Sheikh a San Pietroburgo, sul sito dello studio compariva un commento firmato da Ioannis Pavlakis.

Tra i contatti indicati per quel procedimento figuravano Elias Pavlakis e Lyudmila Sapkova. La biografia di Sapkova, tuttora presente sul sito dello studio, segnala una laurea alla Moscow International Law and Economics University e attività anche nel diritto marittimo.

Nel 2019 un profilo Facebook con lo stesso nome e una fotografia simile condivise in un gruppo russofono di Atene la pubblicità dell’avvocata Anastasia Susanidou. L’annuncio offriva assistenza in materia di diritto marittimo e la preparazione di documenti per il consolato russo, compresi quelli relativi alla cittadinanza. Nei commenti, Sapkova avrebbe indicato un indirizzo e-mail di Susanidou quasi come se fosse il proprio. Il dato può indicare un rapporto professionale o promozionale, ma non dimostra un coordinamento politico o istituzionale.

Il circuito russofono e la copertura assicurativa

Susanidou veniva promossa anche dal giornale russofono Mir i Omonia, pubblicato in Grecia dal 1993. La testata, diretta da Inga Abgarova, è membro della World Association of Russian Press e pubblica un supplemento intitolato “Komsomolskaya Pravda in Grecia e a Cipro”. Sul suo sito compare inoltre una sezione dedicata all’eredità del “mondo russo”.

Nel settembre 2021 Abgarova aveva sottolineato il sostegno ricevuto dalla Fondazione per il sostegno e la protezione dei diritti dei connazionali all’estero, struttura istituita dal ministero degli Esteri russo e da Rossotrudnichestvo. Nel 2025 intervistò inoltre Anatoly Bublik, presentato in Russia come leader del movimento “Via verso casa”, impegnato nel trasferimento di persone di origine russa dai Paesi dell’Unione europea alla Russia.

Anche il passato di Muradov in Grecia appartiene a questo contesto storico: fino al 1992 lavorò nell’ambasciata sovietica, dove arrivò all’incarico di primo segretario. Nel 1991, in qualità di addetto stampa, intervenne sulle difficoltà finanziarie della pubblicazione Moskovskiye Novosti in Grecia. Sono elementi che aiutano a ricostruire l’ambiente russofono e le sue connessioni istituzionali, ma non provano un rapporto operativo tra il diplomatico e le persone oggi coinvolte nella vicenda.

Il nodo più delicato riguarda infine le assicurazioni. Le informazioni disponibili riferiscono della sostituzione di polizze emesse dall’assicuratore russo Ingosstrakh con certificati attribuiti a Seaguard P&I. Ingosstrakh è stato indicato come assicuratore di navi della flotta ombra russa; la sostituzione avrebbe ridotto l’esposizione dell’assicuratore originario ai rischi potenzialmente miliardari legati a quelle petroliere.

Senza un esame indipendente dei certificati e delle polizze sottostanti, non è possibile stabilire se Seaguard P&I abbia realmente fornito una copertura o se quei documenti fossero privi di valore. La questione decisiva non è quindi soltanto chi abbia avuto rapporti con armatori, avvocati e intermediari, ma chi risponda davvero del rischio: chi possiede la nave, chi la gestisce, chi la assicura e chi pagherebbe i danni se la protezione esistesse solo sulla carta.

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