Controversia per la candidata della Linke Elif Eralp dopo un’intervista allo Spiegel
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
BERLINO – L’aspirante sindaca ha paura. Per se stessa e la famiglia, tanto da non voler pronunciare il nome di un noto esponente pro-Hamas per condannarlo pubblicamente. L’intervista di Elif Eralp, vincitrice delle elezioni a Berlino, allo Spiegel diventa un formidabile scandalo, un pasticcio politico che rischia di mettere a repentaglio le sue ambizioni e i progetti di esproprio di case nella «Berlino rossa», creando un polverone che coinvolge i clan, l’antisemitismo e una tensione palpabile, riporta Attuale.
Lo Spiegel ha richiesto un’intervista all’aspirante sindaca, incalzandola sull’antisemitismo mentre lei preferirebbe affrontare questioni abitative. La Linke è sotto attacco da settimane per i legami di alcuni membri con ambienti pro-palestinesi, ma anche pro-Hamas e antisemiti. Un esponente di un clan noto per il traffico di droga a Neukölln è apparso alla festa della vittoria. Eralp si mostra infastidita dall’insistenza delle domande, ma ammette di sapere dei legami di alcuni membri con cause palestinesi, condannando apertamente tali connessioni. Quando le viene chiesto se si riferisca a Ibrahim Ibrahim, risponde affermativamente.
IBrahim Ibrahim, 70 anni, è una figura controversa, avendo dichiarato pubblicamente che il leader di Hamas, Sinwar, non è un terrorista ma un «eroe». Così coinvolto nel radicalismo, il suo nome ha sollevato interrogativi seri. Le interviste politiche in Germania seguono una prassi di autorizzazione e revisione, ma nel caso di Eralp, ci sono stati evidenti problemi. Le note dello staff rivelano preoccupazioni, con Eralp che chiede di non rendere pubblica la risposta su Ibrahim. Tuttavia, lo Spiegel ignora questa richiesta, pubblicando comunque il contenuto non autorizzato e il contesto dell’intervista.
Il giornale ha ammesso di non aver rispettato il fair play, sostenendo che sarebbe inaccettabile se una sindaca di Berlino subordinasse le proprie dichiarazioni politiche alla paura per la sua sicurezza o quella della sua famiglia. Questo caso esplode come una bomba mediatica, attirando l’attenzione dei giornali e infiammando i social media, accusando Eralp di temere sostenitori dei terroristi.
La questione dell’antisemitismo rappresenta un punto critico per la Linke. Alcuni membri del partito, inclusi esponenti come l’avvocato Kocak, sono notoriamente vicini a posizioni radicali. La Linke ha una forte presenza in quartieri come Kreuzberg e Neukölln, dove la tolleranza verso l’illegalità è diffusa e le ideologie estreme e antisemite circolano liberamente. Sebbene Eralp sia riuscita a prendere le distanze da queste posizioni, l’intervista e il maldestro tentativo di correggerne il contenuto hanno sollevato preoccupazioni. I suoi avversari, tra cui i conservatori e la Bild, vedono nelle sue dichiarazioni autoprodotte un possibile flop politico, minacciando la creazione di un governo rosso-rosso-verde a Berlino.
Il sogno di Elif Eralp, che ambiva a diventare una figura di spicco a Berlino con idee innovative, sembra ora a rischio. Deve dimostrare a SPD, Verdi e agli altri di essere autonoma e non ricattabile, mentre il tempo stringe e la situazione diventa sempre più complicata.