Il paradosso del centrodestra: trent’anni di maggioranze e il tabù del Quirinale

02.11.2026 08:05
Il paradosso del centrodestra: trent'anni di maggioranze e il tabù del Quirinale

Meloni e il ‘razzismo culturale’: la sfida per il Quirinale e le votazioni future

Le recenti dichiarazioni di Giorgia Meloni, contenute nel nuovo libro di Bruno Vespa, ’Storia della Seconda Repubblica’, sollevano interrogativi sul cosiddetto ’razzismo culturale’ che impedirebbe al centrodestra di aspirare al Quirinale. Questo concetto si basa su una significativa coincidenza storica che ha contraddistinto il periodo dalla fine degli anni Novanta: il centrosinistra ha vinto le elezioni politiche solo tre volte e sempre in contesti estremamente favorevoli, mentre il centrodestra ha ottenuto ripetute vittorie schiaccianti. La scadenza del mandato di Sergio Mattarella nel 2029 metterà alla prova questa narrazione, riporta Attuale.

Meloni fa riferimento a una metà degli italiani percepita come ’figlia di un dio minore’, un’affermazione che rispecchia una realtà complessa. Tutti i principali partiti della Seconda Repubblica si sono sempre considerati vittime di emarginazione. Situazioni analoghe si riscontrano nel centrosinistra post-comunista e nella destra post-missina, ma anche in forze recentemente emerse, come la Lega e il Movimento 5 stelle, che si sono distaccate dal panorama politico tradizionale.

In Italia, infatti, prevalgono forze anti-establishment, tutte convinte di subire ingiustizie da un potere percepito come oppressivo, persino nel caso di Silvio Berlusconi, miliardario e influente politico, che ha avuto un ruolo di primo piano nel governo per decenni. Meloni è stata parte di questa élite, ricoprendo ruoli significativi, tra cui quello di vicepresidente della Camera e ministra, il che contrasta nettamente con la rappresentazione di sé stessa come una vittima del sistema.

L’ambiguità delle sue parole sul concetto di esclusione porta a interrogarsi su chi siano realmente i ’figli di un dio minore’ che Meloni evoca. Sembra giocare su un doppio registro: evocando nostalgicamente il linguaggio del Movimento Sociale Italiano, mentre cerca di distogliere l’attenzione dalla sua lunga carriera politica nel potere.

Questa scelta strategica di riavvicinamento al passato del Msi preoccupa, specialmente considerando le alleanze attuali di Fratelli d’Italia con forze come il Pis polacco, che hanno attualmente messo in crisi le istituzioni nel loro paese, e Donald Trump, le cui manovre creano una commistione di sentimenti anti-establishment e minacce all’ordine democratico.

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