Il discorso di re Carlo al summit del Commonwealth: affrontare l’eredità dello schiavismo e i valori condivisi

03.11.2026 16:05
Il discorso di re Carlo al summit del Commonwealth: affrontare l'eredità dello schiavismo e i valori condivisi

Discorso del Re Carlo III al Summit del Commonwealth: Riflessioni su storia e sfide globali

Il Re Carlo III ha espresso la sua preoccupazione per le crisi globali durante il summit del Commonwealth, evidenziando l’importanza dei valori condivisi tra le nazioni. Nel suo intervento, ha citato conflitti in corso e lo sviluppo tecnologico, che stanno trasformando la nostra società e economia. Non ha trascurato di menzionare il cambiamento climatico, definendolo una realtà catastrofica da affrontare uniti. «Attorno a noi ci sono conflitti terribili, e la tecnologia trasforma la nostra società e la nostra economia. Poi parla del climate change. Ci uniscono i nostri valori, mai stati più importanti», riporta Attuale.

Nel suo discorso, Carlo III ha anche toccato il tema dello schiavismo, riconoscendo l’importanza della storia collettiva del Commonwealth. Ha dichiarato: «A tenerci unici è la nostra storia, i successi e i fallimenti. L’ombra dello schiavismo è un capitolo che mi riempie di orrore e personale tristezza. Ma la storia ci insegna che il male non può essere l’ultima parola». Questa riflessione è stata ben accolta dai rappresentanti degli Stati membri presenti.

Il Re ha sottolineato la necessità di investire in opportunità lavorative per affrontare gli errori del passato, affermando: «Come ogni marinaio non possiamo comandare i venti, ma possiamo scegliere come indirizzare la nostra barca». Ha nuovamente ribadito che il cambiamento è possibile se i Paesi del Commonwealth lavorano insieme, con particolare attenzione alla gioventù, di cui oltre il 60% ha meno di 29 anni.

Il discorso del sovrano si è distaccato da quelli tradizionali, presentando una forma più personale, in risposta alle aspettative di alcuni leader del Commonwealth che chiedevano scuse per il passato coloniale della Corona. Il Palazzo ha chiarito il “ruolo non politico” del Re, evidenziando le sue capacità di ispirare e convenire, piuttosto che di formulare politiche. Questa posizione riflette l’evoluzione del Commonwealth, ora costituitosi in una rete di 56 Paesi per un totale di 2,7 miliardi di persone.

Durante il summit, si è parlato anche della necessità di cooperazioni democratiche, come evidenziato da Gaston Browne, Primo Ministro di Antigua e Barbuda, che ha affermato che «nessuna nazione, per quanto potente, può vivere isolata». Ha inoltre esortato i membri più influenti del Commonwealth a contribuire con risorse e capitali per supportare le nazioni in difficoltà, sottolineando che la forza del Commonwealth risiede nella sua gente e nella coesione tra Paesi.

In un evento significativo, Carlo e la Regina Camilla hanno visitato una mostra sulla tratta degli schiavi ad Antigua, illustrando la brutalità della deportazione di circa 138.000 persone dall’Africa tra il XVII secolo e gli anni ’20 dell’Ottocento. La presenza dei Re e il loro discorso sul passato coloniale dimostrano un tentativo di affrontare delicati temi storici in un contesto di riconciliazione e progresso.

Il summit si è concluso con l’impegno di promuovere un dialogo costruttivo e di cercare soluzioni collaborative per affrontare le sfide contemporanee che interessano la comunità globale.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere