La sfida di un giornale progressista in Israele di fronte alla guerra e alla censura governativa

07.11.2026 15:35
La sfida di un giornale progressista in Israele di fronte alla guerra e alla censura governativa

Media israeliani: Harretz tra dissenso e attacchi del governo

Dal 7 ottobre 2023, in seguito agli attacchi di Hamas contro Israele, la maggior parte dei media israeliani ha adottato una linea di comunicazione vicina alla propaganda del governo di Benjamin Netanyahu, portando a una situazione di grave informazione distorta. Tuttavia, esistono delle eccezioni, come il giornale online +972 e il quotidiano progressista Haaretz, che continuano a esprimere un punto di vista critico, riporta Attuale.

Nir Hasson, un giornalista di Haaretz, ha descritto l’approccio dei media israeliani negli ultimi tre anni come «il più grande fallimento della stampa israeliana», notando che gli israeliani sono oggi meno informati riguardo alla situazione nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania rispetto a chi vive all’estero.

Haaretz, uno dei pochi bastioni di dissenso nel panorama mediatico israeliano, si oppone apertamente a una società sempre più spostata a destra, affrontando questioni chiave come la laicità, la democrazia e le operazioni militari. Questo giornale è spesso accusato da parte dei critici di essere costantemente all’opposizione, con alcuni che sostengono abbia appoggiato solo il mandato britannico prima della fondazione di Israele nel 1948.

«Non ricordo periodi in cui siamo stati allineati a un governo», afferma Hasson, sottolineando come la società israeliana si sia allontanata dalle posizioni storiche del giornale dopo il 7 ottobre 2023, assumendo atteggiamenti di maggiore violenza e polarizzazione.

Nonostante ciò, Haaretz ha documentato esplicitamente gli effetti devastanti della guerra a Gaza, riportando notizie riguardanti oltre 70.000 morti palestinesi e una distruzione massiccia nella regione. Il giornale è così diventato bersaglio di accuse di tradimento e di attacchi da parte del governo, culminati in aggressioni fisiche contro i suoi giornalisti.

Con la sua edizione in inglese, Haaretz si è affermato come un importante punto di riferimento per i lettori internazionali e le comunità ebraiche all’estero, ma resta sempre più isolato in patria. Il governo Netanyahu, il più a destra nella storia di Israele, ha accentuato questa opposizione, definendo critiche alla sua gestione come un «favore ai nemici del paese».

La crescente polarizzazione politica, secondo Allison Kaplan Sommer di Haaretz, alimenta un clima di sfiducia e caos, utile per mantenere Netanyahu al potere. «Il governo non ha interesse a spegnere il fuoco, ma a alimentarlo», sostiene Sommer.

Le recenti elezioni legislative del 27 ottobre 2026 non hanno consegnato una maggioranza chiara, ma il Likud di Netanyahu ha ottenuto risultati migliori del previsto, portando ulteriore preoccupazione in una parte della società civile che cerca di porre limite alla crescente erosione delle libertà democratiche.

In un contesto in cui i temi politici si intrecciano con le vite quotidiane degli israeliani, la situazione di Haaretz diventa sempre più difficile. «Gli ebrei israeliani continuano a subire pressioni, ma la libertà di stampa è più minacciata dall’interno che dall’esterno», chiosa Hasson, insistendo sul fatto che nessuno impedisce ai media di esprimersi sui fatti a Gaza, ma che la maggior parte sceglie di tacere per opportunismo.

Questa tendenza ha portato a un declino del pubblico progressista, con Haaretz che oggi raggiunge solo poco più del 4% degli ebrei israeliani, rispetto al 22% di Israel Hayom e al 16% di Yedioth Ahronoth. La situazione attuale, segnata da aggressioni verbali e fisiche ai giornalisti, potrebbe influenzare seriamente il futuro del giornale stesso.

Il suo editore Amos Schocken ha garantito la solidità economica del giornale, ma la crescente oppressione da parte del governo e le pressioni economiche fanno temere per la continuità della voce di dissenso di Haaretz, specialmente in vista della formazione del prossimo governo in Israele.

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