Israele utilizza una strategia simile a quella del Libano contro l’Iran
Israele ha iniziato ad applicare contro l’Iran tattiche analoghe a quelle usate per neutralizzare i leader di Hezbollah nel settembre 2024. Questo approccio, definito «metodo Beirut», potrebbe intensificarsi con l’implementazione della dottrina Dahiyeh, che prende il nome dal quartiere del sud di Beirut: oltre agli attacchi selettivi, prevede la demolizione graduale delle strutture nemiche. La direzione di queste operazioni dipenderà sia dalle scelte politiche israeliane sia dalle risposte della Repubblica Islamica, riporta Attuale.
Nella giornata di ieri, mentre in Israele suonavano le sirene d’allerta e alcuni missili colpivano zone sensibili, Tel Aviv ha annunciato la morte di Alì Shamdani, il nuovo Capo di Stato Maggiore, nominato dopo la scomparsa del generale Mohammed Bagheri durante la prima ondata di attacchi. L’IDF ha anche confermato di aver preso di mira un centro di comando d’emergenza, dove si trovavano numerosi ufficiali.
Queste azioni rievocano la situazione in Libano, dove le forze israeliane hanno colpito costantemente i membri del «partito di Dio» man mano che venivano rimpiazzati, mantenendo però per poco tempo il ruolo di martire. Grazie a un’intensa attività di intelligence, sono stati individuati e fatti oggetto di attacchi aerei mirati. Questo è un risultato significativo, dal momento che molti di questi esponenti erano già da anni nella lista nera, riuscendo tuttavia sempre a sfuggire a gravi conseguenze grazie a precauzioni di sicurezza e a luoghi ritenuti al sicuro. Recenti operazioni hanno portato a obiettivi ad alto livello, inclusi i collaboratori più stretti di Hassan Nasrallah, ben consapevoli delle minacce.
Una situazione simile si sta verificando a migliaia di chilometri di distanza, all’interno dell’Iran, dove il primo attacco dell’operazione “Rising Lion” ha colpito i comandanti dei pasdaran e esperti nucleari di prim’ordine. Circa un centinaio di figure di rilevanza sono sotto la mira israeliana. La modalità di esecuzione di questi colpi non è ancora del tutto chiara. Potrebbero essere stati effettuati attraverso infiltrazioni nella gerarchia, tradimenti all’interno o l’uso di tecnologie avanzate. Secondo alcune ricostruzioni, gli israeliani avrebbero potuto accedere ai sistemi di comunicazione e ingannare gli ufficiali con un falso allerta, portandoli a un incontro mortale. Questo modo di operare ha sorpreso i generali, che si trovavano insieme al momento dell’attacco, mentre altri obiettivi sono stati eliminati nelle loro residenze senza preavviso.
La strategia israeliana ha proseguito con attacchi che hanno distrutto ministeri, uffici governativi e centri di ricerca in Iran. Recentemente, un’esplosione devastante ha scosso una zona a nord di Teheran, i cui dettagli rimangono ignoti. Parallelamente, Israele sta monitorando impianti energetici e le autorità iraniane sono state costrette a mandare avvisi di evacuazione ai residenti di interi quartieri, simile alla strategia utilizzata in Libano e Gaza. Queste comunicazioni anticipano bombardamenti che possono colpire anche la popolazione civile, non limitandosi a obiettivi bellici.
Infine, il governo di Netanyahu ha ribadito la sua posizione nei confronti dell’ayatollah Alì Khamenei, considerato un obiettivo legittimo. In un messaggio diretto, sono stati espressi chiari intenti di perseguire la figura della guida suprema, suggerendo che il suo destino potrebbe essere simile a quello di Saddam Hussein.