Città di Dubai: Citi, Deloitte e PwC chiudono gli uffici dopo attacchi iraniani

11.03.2026 20:45
Città di Dubai: Citi, Deloitte e PwC chiudono gli uffici dopo attacchi iraniani

Dubai, 11 marzo 2026 – Le tensioni in Medio Oriente continuano a crescere, in particolare nei principali centri turistici e commerciali, causando impatti diretti sui civili e sulle infrastrutture di trasporto nel Golfo. Due droni iraniani sono stati abbattuti nei pressi dell’aeroporto internazionale di Dubai, uno degli scali più trafficati al mondo, generando panico tra i passeggeri, anche se le operazioni di volo non si sono interrotte. Il governo locale ha confermato che, nonostante l’attacco, il traffico aereo è proseguito normalmente, ma l’incidente ha portato al ferimento di quattro persone, tra cui due cittadini ghanesi, un bengalese e un indiano, quest’ultimo in condizioni medie, ma non in pericolo di vita, riporta Attuale.

Contemporaneamente, forti esplosioni hanno scosso il Bahrain, costringendo le autorità di Manama a evacuare l’aeroporto della capitale e a trasferire parte della propria flotta aerea all’estero per metterla al riparo da ulteriori attacchi.

Le multinazionali chiudono gli uffici

La situazione ha spinto molte aziende multinazionali a evacuare i loro uffici. La multinazionale Citi ha deciso di chiudere le sue sedi a Dubai, quartiere generale della banca in Medio Oriente, a causa di “preoccupazioni crescenti per la sicurezza”. Anche la società di consulenza britannica Deloitte ha ordinato al suo personale di lasciare gli uffici del Dubai International Financial Centre, mentre PwC ha deciso di chiudere le sue sedi in vari Paesi del Golfo per il resto della settimana come misura precauzionale.

Attacchi per smantellare difesa e comunicazioni Usa

Questi eventi segnano il dodicesimo giorno di un conflitto che ha dimostrato una capacità di attacco da parte della Repubblica Islamica superiore a ogni previsione dell’amministrazione Trump. Secondo un’analisi del New York Times, basata su immagini satellitari e video verificati, gli attacchi non sono casuali ma mirano a smantellare chirurgicamente l’architettura di difesa e comunicazione degli Stati Uniti nella regione. Almeno 17 strutture americane hanno subito danni significativi dall’inizio delle ostilità il 28 febbraio, con diversi obiettivi colpiti ripetutamente per saturare le difese avversarie.

In Bahrain, oltre al panico negli aeroporti civili, il quartier generale della Quinta flotta della Marina statunitense è stato gravemente danneggiato, con costi di ripristino stimati attorno ai 200 milioni di dollari. In Qatar, il radar a lungo raggio AN/FPS-132, fondamentale per l’allerta precoce, ha riportato gravi danni, mentre in Kuwait i missili hanno colpito strutture dedicate alle comunicazioni satellitari nella base di Ali Al Salem e tre cupole radar a Camp Arifjan.

Obiettivi diplomatici sotto attacco

La rappresaglia iraniana ha ora coinvolto anche obiettivi simbolici e diplomatici in tutto il Golfo. Alberghi frequentati dalle truppe statunitensi, il consolato di Dubai e le ambasciate di Kuwait City e Riad sono stati costretti a chiudere temporaneamente. Questa escalation ha trasformato la crisi in un assedio totale alla presenza civile e diplomatica degli Stati Uniti nella regione.

Cosa dicono gli esperti

Sebbene la precisione degli attacchi sia evidente, gli esperti militari sono divisi sull’impatto reale: Michael Eisenstadt del Washington Institute sottolinea che i radar distrutti sono lenti da sostituire, mentre Seth G. Jones del Csis ritiene che la tecnologia americana, basata su sistemi spaziali e aerei, possa ancora garantire la raccolta di informazioni. Tuttavia, la ferocia degli attacchi indica che Teheran è preparata a prolungare il conflitto per “settimane”, come dichiarato dall’ex presidente Trump.

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