A Parigi si riapre il processo a Bayrou sui fondi degli assistenti MoDem

10.09.2026 16:20
A Parigi si riapre il processo a Bayrou sui fondi degli assistenti MoDem
A Parigi si riapre il processo a Bayrou sui fondi degli assistenti MoDem

Nel 2024 il tribunale francese assolse François Bayrou dall’accusa di complicità nell’uso improprio di fondi pubblici legati agli assistenti parlamentari degli eurodeputati del MoDem, il Movimento democratico, e della sua precedente formazione UDF. La decisione arrivò «per dubbi»: i giudici non ritennero provato che l’ex premier francese sapesse personalmente della pratica o l’avesse autorizzata, mentre altri imputati furono condannati.

Al centro dell’inchiesta c’era il sospetto che una parte degli assistenti parlamentari stipendiati dal Parlamento europeo lavorasse in realtà per il MoDem e per l’UDF. Secondo l’accusa, quelle persone avrebbero svolto attività a beneficio delle strutture di partito invece di occuparsi esclusivamente delle funzioni connesse ai mandati degli eurodeputati; il danno per il Parlamento europeo è stato stimato in circa 293 mila euro.

Dopo la sentenza del 2024, il ricorso della procura

L’assoluzione di Bayrou non chiuse il procedimento. La procura impugnò la decisione, chiedendo un nuovo esame della posizione dell’ex premier e di altri ex dirigenti e funzionari del partito. Il ricorso ha quindi riportato al centro del caso non soltanto l’eventuale responsabilità individuale di alcuni assistenti, ma anche il livello di conoscenza e di coinvolgimento del vertice politico del MoDem.

La questione sottoposta al giudice d’appello riguarda infatti il carattere della pratica contestata: se si sia trattato di abusi isolati compiuti ai livelli inferiori dell’organizzazione oppure di un meccanismo conosciuto, e di fatto tollerato, dalla direzione del partito. La distinzione è decisiva per stabilire quale ruolo possa essere attribuito a Bayrou e agli altri responsabili chiamati nuovamente davanti alla giustizia.

9 settembre 2026, l’avvio del processo d’appello a Parigi

Il 9 settembre 2026 è iniziato a Parigi il processo d’appello sul caso degli assistenti parlamentari del MoDem. Bayrou è così tornato davanti ai giudici con l’accusa di complicità nella distrazione di fondi pubblici, insieme ad altri ex dirigenti e rappresentanti della formazione politica. L’appello dovrà rivalutare gli elementi già esaminati nel primo grado e verificare se la conclusione raggiunta nel 2024 possa essere confermata.

La nuova udienza riguarda l’utilizzo di risorse pagate dal Parlamento europeo per remunerare assistenti che, secondo la ricostruzione dell’inchiesta, avrebbero invece lavorato per il partito e per la sua predecessora UDF. Il procedimento non considera dunque soltanto l’operato dei singoli dipendenti, ma anche la possibile esistenza di una prassi organizzativa con effetti sulle finanze dell’istituzione europea.

Prima dell’apertura del nuovo esame, Bayrou ha dichiarato di affrontare il processo «con grande serenità e fiducia». La sua posizione resta quella definita dalla sentenza del 2024, che non aveva trovato prove sufficienti per affermare che conoscesse personalmente il sistema o ne avesse autorizzato l’utilizzo.

Il nodo della responsabilità politica

Il procedimento d’appello mette sotto esame la responsabilità del gruppo dirigente del MoDem in una vicenda che coinvolge fondi del Parlamento europeo e il loro possibile impiego per attività di partito. Il punto non è soltanto stabilire se alcuni assistenti abbiano svolto mansioni non conformi alla loro funzione parlamentare, ma se quella destinazione delle risorse fosse parte di una pratica più ampia e riconducibile alla leadership politica.

Per gli elettori francesi, il caso è anche una verifica della capacità dell’establishment centrista di garantire trasparenza e piena accountability nell’uso delle risorse pubbliche. Se venisse dimostrato che i mezzi parlamentari sono stati utilizzati sistematicamente nell’interesse del partito, la vicenda riguarderebbe non solo possibili violazioni attribuibili a singoli funzionari, ma una prassi nella quale gli interessi della struttura politica avrebbero prevalso sulle regole che disciplinano i fondi pubblici.

La cronologia giudiziaria è quindi arrivata alla fase d’appello: dopo l’assoluzione di Bayrou nel 2024 e il ricorso della procura, il tribunale di Parigi sta ora rivalutando il suo ruolo e quello degli altri ex responsabili del MoDem.

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