Cesena, 18 agosto 2026 – Si è spento oggi a Eboli, in Campania, Varenne, il cavallo considerato il più grande trottatore di tutti i tempi. Durante la sua carriera, ha portato l’Italia nel mondo, vincendo a Parigi e Stoccolma, ad Agnano e New York, con un eccezionale record di 62 vittorie in 73 corse, sei secondi posti e due terzi, per oltre sei milioni di euro di premi. Con la sua scomparsa, si chiude una delle più straordinarie storie dell’ippica, contraddistinta da una progenie impressionante di oltre duemila figli sparsi in tutto il mondo, ma nessuno ha raggiunto i suoi livelli, riporta Attuale.
La storia di Varenne
Varenne, nato il 19 maggio 1995 a Copparo, nel Ferrarese, all’allevamento di Zenzalino, era figlio dello stallone americano Waikiki Beach, scomparso nel 2021, e della fattrice italiana Ialmaz. Il suo nome deriva dalla rue de Varenne, in Francia, dove si trova l’ambasciata d’Italia. Considerato “qualcosa di più di un campione” dagli appassionati di trotto, Varenne possedeva un’intelligenza e un senso della corsa unici, intimidendo gli avversari prima ancora di sferrare il suo attacco in pista. La sua carriera rimane senza precedenti, in un’epoca in cui le corse sono diventate sempre più competitive, senza alcun cavallo all’orizzonte capace di replicarne il successo.
Il driver romano ha formato un binomio inscindibile con il campione. Uniche eccezioni la corsa del debutto, e due volte nel 2002, quando fu guidato da Jorma Kontio.
Il driver Minucci: “Il dispiacere è tanto”
La carriera di Varenne è indissolubilmente legata a quella di Giampaolo Minnucci, il driver che lo scoprì e che lo ha sempre guidato alla vittoria. Questa sera, Minnucci ha onorato il suo impegno correndo a Cesena nella finale del Tomaso Grassi Drivers Award, una competizione tra i migliori guidatori. “Sapevamo tutti che prima o poi doveva succedere, ma il dispiacere è tanto lo stesso. Varenne – racconta Minnucci – era molto più di un cavallo; insieme abbiamo vinto tutto e per me è stato un pezzo fondamentale della mia vita.”
Cesena è uno degli ippodromi in cui Varenne non ha mai corso. “C’era un problema tra la società che gestisce questo ippodromo e uno dei comproprietari di Varenne. Venimmo solo una volta nel 2002 per un’esibizione, e la gente impazziva perché Varenne era un attore; si avvicinava al pubblico e abbassava la testa in segno di saluto. Uno spettacolo!” racconta Minnucci. L’arrivo di Varenne al centro ippico era accolto da decine di fan, e il cavallo dimostrava un particolare carisma, scendendo dal van solo dopo essere stato acclamato.
Sforzandosi di rispondere alla domanda su chi fosse il più grande, Varenne o Minnucci, il driver afferma “Nessuno può dirlo; tuttavia, credo che Varenne non sarebbe stato Varenne senza di me, e io non sarei stato Minnucci senza di lui. Nonostante anche io abbia vinto quasi seimila corse in totale, Varenne rimane l’emblema della mia carriera.”
“È un grande rammarico” afferma Minnucci quando si parla della morte di Varenne. “Anche dopo più di vent’anni dalla sua carriera, andavo a trovarlo ogni volta che potevo, ci volevamo bene, e l’ho accompagnato in pubbliche apparizioni.” Ricordando un evento del 2023 a Fieracavalli di Verona, Minnucci paragona l’affetto del pubblico a quello riservato a una leggenda come Maradona.
Con la morte di Varenne, Minnucci riflette sull’eredità che lascia. “Mi restano tanti bellissimi ricordi e la consapevolezza che ha vissuto una vita sana fino a 31 anni, supportato dal suo affezionato padrone e dal personale. Varenne ha vissuto serenamente il suo ultimo periodo, accudito con amore.”
La morte di Enzo Giordano, il proprietario di Varenne, avvenuta il 2 maggio dell’anno scorso, rese impossibile una festa per il trentesimo compleanno di Varenne, un evento programmato per soli 17 giorni dopo. Questo segnò un cambiamento significativo nel suo status, interrompendo le apparizioni pubbliche e l’attività di stallone, anche se permangono alcune dosi di sperma congelato per l’uso futuro.