La trasformazione di Al Qaida nel corso di venticinque anni
Il gruppo terroristico al Qaida ha subito significativi cambiamenti dal momento in cui, dopo due anni e mezzo di preparazione, ha eseguito gli attacchi dell’11 settembre a New York e Washington. Oggi, è un’organizzazione con nuovi leader, obiettivi e suddivisa in varie fazioni attive in luoghi diversi, riporta Attuale.
Nel 2001, al Qaida era composta da un ristretto gruppo di leader e poche migliaia di volontari provenienti principalmente dai paesi arabi, che si addestravano in vari campi in Afghanistan. Il paese era sotto il controllo dei talebani, che proteggevano al Qaida. Malgrado i rischi della loro alleanza con i terroristi, i talebani accettavano di sostenerli, consci delle probabilità di riveggenza delle conseguenze.
Al Qaida sosteneva la necessità di colpire gli Stati Uniti attraverso attacchi violenti, mirando a costringerli a ritirarsi dal Medio Oriente. Dopo la guerra del Golfo nel 1991, la presenza americana nell’area aumentò significativamente, e gli Stati Uniti avevano stabilito basi militari in Egitto, Giordania, Kuwait e Arabia Saudita. Questi paesi erano percepiti da al Qaida come strumenti sottomessi agli interessi statunitensi e israeliani.
Il gruppo denunciava un’irrisolvibile contraddizione tra le popolazioni musulmane e i regimi oppressivi, sostenendo che l’unico modo per cambiare la situazione fosse scacciare gli Stati Uniti. Questa rivendicazione giustificava le operazioni di attacco contro i civili, considerate da al Qaida una «guerra santa».
Osama bin Laden, leader del gruppo, dichiarò che «l’ordine di uccidere gli americani e i loro alleati è un dovere individuale per ogni musulmano in grado di farlo». La figura centrale di al Qaida si basava prevalentemente su bin Laden e il suo vice, Ayman al Zawahiri. Bin Laden proveniva da una delle famiglie più facoltose dell’Arabia Saudita, mentre al Zawahiri era un dottore egiziano con una lunga carriera nel terrorismo.
Col passare degli anni, le azioni degli Stati Uniti, lungi dal ritirarsi, portarono a due invasioni in Iraq e Afghanistan, e a una campagna mirata a eliminare i leader di al Qaida, raggiungendo risultati significativi in pochi anni.
Al Qaida riformulò la sua narrativa, affermando che la sua strategia intendeva coinvolgere gli Stati Uniti in guerre prolungate, ma gli obiettivi prefissati non furono raggiunti. L’Arabia Saudita mantenne relazioni forti con gli Stati Uniti, e molti paesi continuavano a ricevere supporti militari da Washington.
Negli ultimi anni, al Qaida ha visto il suo baricentro spostarsi verso fazioni in altre regioni. Gruppi come Jnim e al Shabaab operano come rappresentanti dell’organizzazione in Africa. Queste fazioni, più numerose e meglio organizzate rispetto a quelle di al Qaida nel 2011, si concentrano sulla lotta contro i regimi locali piuttosto che sui dirigenti statunitensi.
Attualmente, al Qaida si è trasformata da un gruppo terroristico centralizzato a una rete di gruppi regionali che perseguono i propri obiettivi. Rimane un’interrogativo se tali gruppi collaborino realmente con i leader di al Qaida o agiscano in modo indipendente. La trasformazione di al Qaida ha segnato non solo il cambiamento del suo volto, ma anche degli obiettivi e delle modalità operative nel contesto globale del terrorismo.