Al Qaida si avvicina alla conquista del Mali: Bamako a rischio caduta

06.11.2025 16:15
Al Qaida si avvicina alla conquista del Mali: Bamako a rischio caduta

Il rischio di una conquista jihadista in Mali: al Qaida vicina a prendere Bamako

I miliziani di un gruppo jihadista affiliato ad al Qaida sono vicini a conquistare Bamako, la capitale del Mali. Se ciò dovesse accadere, il Mali diventerebbe il primo paese al mondo a essere governato da al Qaida, riporta Attuale.

Alcuni esperti di sicurezza intervistati da Benoit Faucon, giornalista del Wall Street Journal, sostengono che la caduta di Bamako non sarebbe imminente. Gli estremisti hanno adottato una strategia di logoramento, ostacolando i rifornimenti sulle strade verso la capitale. Tra le prime mancanze si registra la benzina, un fattore che ostacola notevolmente i piani dell’esercito maliano per rompere l’assedio.

Gli uomini di al Qaida, secondo gli esperti, ambiscono a ripetere il modello talebano, che nel 2021 prese il controllo di Kabul e dell’intero Afghanistan, oppure quello del gruppo islamista siriano Hayat Tahrir al Sham, che ha conquistato Damasco nel 2024. Non desiderano trasformare Bamako in un campo di battaglia; il loro obiettivo è far cedere l’esercito per esaurimento, per poi entrare vincitori nella capitale.

Il gruppo jihadista attivo in Mali e negli stati limitrofi si chiama Jama’at nusrat al Islam wal muslimin (Jnim), che in arabo significa “Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani”. Creato nel 2017 dalla fusione di cinque gruppi jihadisti, Jnim ha tentato di conquistare il Mali, ma fu respinto da un contingente militare francese supportato da altri governi europei, tra cui Germania e Regno Unito, con una campagna di contro-guerriglia avviata nel 2013.

In generale, lo scopo del Jnim è rovesciare i regimi del Sahel, la regione che costeggia a sud il deserto del Sahara. Una volta sconfitti i regimi esistenti, al Qaida intende sostituirli e stabilire il proprio controllo.

Pieter Van Ostaeyen, esperto di gruppi terroristici nella regione del Sahel, tiene traccia degli attacchi rivendicati da ciascuna fazione. «Mi concentro sulla produzione mediatica ufficiale dei gruppi jihadisti, in particolare tre canali: quello di Jnim; Zallaqa Media, sempre del Jnim; e il canale dello Stato Islamico nella provincia del Sahel e in quella dell’Africa Occidentale». Lo Stato Islamico, noto anche come ISIS, è strutturato in fazioni regionali, ma tutte le rivendicazioni di attacco provengono da un unico canale.

«Di recente è comparso un nuovo canale su WhatsApp, ma io e il mio team stiamo ancora cercando di capire da dove provenga: si chiama Qanaa al Fath», prosegue Van Ostaeyen. «Da lì vengono diffusi i video più esclusivi, ma finora nessuno ha accettato di darmi l’accesso».

Van Ostaeyen precisa che quando ha iniziato a monitorare la situazione nel Sahel, a dicembre 2022, si registrava circa 38 attacchi al mese in Mali. Attualmente il numero è salito a circa 171 attacchi, la maggior parte rivendicati da Zallaqa Media, ovvero Jnim. Quest’ultimo ha imposto blocchi a diverse città, bloccando l’arrivo di carburante e di generi alimentari. Gli Emirati Arabi Uniti hanno recentemente pagato un riscatto tra 5 e 10 milioni di dollari per alcuni loro cittadini rapiti in Mali. Negli ultimi tempi, più di dieci paesi hanno alzato il livello di allerta per i viaggi in Mali, con l’intera mappa del paese dichiarata «rossa» per la pericolosità.

L’esperto belga non crede che il Mali diventerà il primo paese completamente sotto il controllo di al Qaida; sostiene invece che ciò accadrà prima nel vicino Burkina Faso, dove la giunta militare governa solo il 30-35% del territorio, mentre il resto è in mano a gruppi jihadisti che si scontrano tra loro. «La tendenza è evidente: se la situazione continua così, entro due anni nel Sahel ci saranno 300-400 attacchi al mese».

Da quando la giunta maliana ha preso il potere, ha espulso una forza militare guidata dalla Francia e ha iniziato a reclutare mercenari del gruppo Wagner, ora sotto il controllo diretto del ministero della Difesa russo. Tuttavia, come riferito dal Wall Street Journal, nemmeno questi ultimi riescono a controllare la violenza. «I mercenari russi e i loro alleati maliani hanno avviato una campagna di rappresaglie che ha spinto molti abitanti a unirsi ad al Qaida o a cercarne protezione», affermano attivisti per i diritti umani e leader locali.

Nel marzo 2022, i mercenari del gruppo Wagner e i soldati maliani massacrarono oltre 500 persone in un attacco al villaggio di Moura, uno dei più gravi massacro in Africa che abbia coinvolto combattenti russi. Pochi giorni dopo, un attacco simile avvenne, con un numero inferiore di vittime, a Hombori.

Van Ostaeyen afferma che Jnim, tramite il suo leader Iyad ag Ghali, ha dichiarato esplicitamente di voler espandere l’influenza fino al Golfo di Guinea: «Abbiamo già registrato 45 attacchi in Camerun, cinque in Togo e otto in Ghana». Il piano è di espandersi «fino all’oceano. È ambizioso, ma fattibile. Al ritmo attuale, credo che in due anni possano davvero raggiungere il Golfo di Guinea».

La potenziale nascita di uno stato di al Qaida esteso a cinque o sei paesi africani affacciato sul mare sarebbe preoccupante per la comunità internazionale. Tuttavia, Van Ostaeyen considera improbabile un intervento militare. «Le giunte militari ci hanno espulsi: hanno cacciato le forze delle Nazioni Unite, le truppe francesi e i soldati belgi. Mali, Niger e Burkina Faso si sono dissociati dall’ECOWAS, l’organismo che coordinava la lotta al terrorismo nell’Africa occidentale. Ora dipendono dai russi, ma la loro presenza sta aggravando la situazione», spiega l’esperto, che ha redatto un rapporto sul tema per il comando generale del Belgio. «Da quando siamo stati costretti a ritirarci, l’interesse dell’Occidente è crollato».

Un’altra tendenza evidenziata è quella di creare una «fascia nera» di instabilità in tutta l’Africa subsahariana, da ovest a est, che si estende da un lato all’altro del continente. Questa area sarebbe caratterizzata dalla presenza di gruppi jihadisti come lo Stato Islamico e al Shabaab, dal Golfo di Guinea fino alla Somalia.

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