Attacco all’aeroporto di Riyad: l’Arabia Saudita affronta sfide crescenti contro gli Houthi

12.10.2026 09:45
Attacco all'aeroporto di Riyad: l'Arabia Saudita affronta sfide crescenti contro gli Houthi

Attacco all’aeroporto di Riyad: un colpo ai fondamenti della sicurezza saudita

L’attacco all’aeroporto King Khalid di Riyad di sabato ha segnato un momento critico per l’Arabia Saudita, con dodici morti e oltre 300 feriti, rappresentando il più grave attacco subito dal regno negli ultimi dieci anni. Un missile lanciato dagli Houthi, gruppo sostenuto dall’Iran che controlla ampie aree dello Yemen, ha parzialmente distrutto due terminal dell’aeroporto internazionale, costringendolo alla chiusura. Questo evento ha evidenziato la vulnerabilità dell’Arabia Saudita, impegnata da anni nella guerra civile yemenita a sostegno del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, riporta Attuale.

Negli ultimi tempi, il numero crescente di lanci di droni e missili da parte degli Houthi ha messo a dura prova le difese saudite, con ripercussioni dirette sulla già fragile economia del paese e sulla sua reputazione come meta sicura per affari, viaggi e turismo. La situazione ha ridotto le opzioni disponibili per il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

Dal 2014, l’Arabia Saudita affronta quella che viene definita una “guerra asimmetrica” contro gli Houthi: pur avendo una netta superiorità in termini di armamento e tecnologia, il regno non è riuscito a prevalere. Le forze saudite forniscono supporto aereo al governo yemenita, sostengono diverse milizie locali e compiono attacchi missilistici.

Nel 2022, era stato raggiunto un cessate il fuoco, ma la tregua è crollata quest’estate quando gli Houthi hanno conquistato città strategiche sulla costa, consolidando la loro presenza nello Stretto di Bab el Mandeb, un importante passaggio marittimo per il petrolio saudita. Gli Houthi hanno dichiarato che mirano a bloccare le navi petrolifere in transito.

In risposta, l’Arabia Saudita ha intensificato i suoi sforzi militari, dispiegando oltre 100 aeromobili nella zona e avviando una controffensiva. Tuttavia, gli Houthi hanno reagito aumentando la frequenza degli attacchi sul suolo saudita.

A settembre, un attacco ha danneggiato un oleodotto cruciale per l’esportazione di petrolio, mentre gli ultimi incidenti hanno coinvolto l’aeroporto di Riyad, creando allarmi missilistici e costringendo la popolazione a cercare rifugio. Il traffico aereo è stato interrotto e eventi commerciali in programmazione a Riyad sono ora a rischio.

Il confine di 1.200 chilometri tra Yemen e Arabia Saudita rende il territorio saudita particolarmente vulnerabile, facilitando l’ingresso di missili e droni. In aggiunta, le capacità militari degli Houthi sono notevolmente aumentate grazie al supporto iraniano. Inoltre, l’Arabia Saudita ha attualmente una disponibilità limitata di missili intercettori, precedentemente utilizzati per fronteggiare attacchi iraniani.

Le recenti azioni degli Houthi, che includono attacchi mirati a infrastrutture chiave, hanno dipinto un quadro preoccupante per la sicurezza saudita. La percezione internazionale del regno è in caduta libera, con gli investimenti stranieri in forte calo e i piani di trasformazione economica a rischio. La gestione della crisi attuale potrebbe compromettere ulteriormente l’ambizioso obiettivo di Mohammed bin Salman di diversificare l’economia saudita e ridurre la dipendenza dal petrolio.

Ogni possibile risposta della monarchia comporta notevoli rischi. Di fronte all’avanzata degli Houthi, il governo saudita ha inizialmente cercato una via diplomatica per evitare una nuova guerra su larga scala, lasciando l’esercito yemenita senza supporto e permettendo agli Houthi di rafforzarsi. Tuttavia, l’Arabia Saudita ha recentemente ripreso un ruolo attivo nel conflitto, con il rischio che ogni attacco possa scatenare rappresaglie sul territorio saudita.

Il principe bin Salman sta considerando l’opzione di un intervento militare di terra, ma neutralizzare definitivamente gli Houthi potrebbe rivelarsi complesso e intraprendere un’altra guerra lunga e costosa. Inoltre, si sta attivando per raccogliere il supporto di alleati in operazioni militari contro gli Houthi. Dopo un primo tentativo senza successo, ha nuovamente cercato l’assistenza di Donald Trump.

Trump ha espresso disponibilità per attacchi aerei e recentemente è stata attivata la prima fase di un patto militare di difesa reciproca tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, con l’invio di forze pakistane e promesse di supporto difensivo dalla Turchia, Regno Unito e Francia. La soluzione però dipende dall’evoluzione della guerra civile in Yemen: nonostante gli sforzi di riorganizzazione delle milizie yemenite, gli Houthi sembrano avere la capacità di prolungare l’instabilità saudita.

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