Budapest, 9 novembre 2025 — Il leader del partito di opposizione Tisza, Péter Magyar, ha denunciato un attacco informatico ai server della sua formazione politica attribuito a hacker russi, in un contesto in cui la Tisza guida i sondaggi in vista delle prossime elezioni parlamentari ungheresi. In un’intervista al Financial Times, ha dichiarato che le tracce lasciano intendere un coinvolgimento diretto del Cremlino nella campagna elettorale.
Violazione dei dati e mappa interattiva a disposizione del pubblico
All’inizio di novembre sono stati resi pubblici i dati personali di circa 200 000 sostenitori della Tisza, raccolti tramite l’app mobile del partito. Poco dopo, ignoti hanno inserito su una mappa interattiva numeri di telefono, indirizzi e-mail e coordinate geografiche legate agli elettori, esponendo così la base elettorale a rischi mirati di intimidazione e sorveglianza. Secondo un sondaggio della società Závecz Research alla fine di ottobre, la Tisza era accreditata del 48 % di preferenze contro il 37 % per il partito di governo Fidesz.
La Tisza ha contestato l’ipotesi di una vulnerabilità interna, incolpando invece le autorità russe di aver orchestrato un’azione volta a preservare la permanenza al potere del primo ministro Orbán.
Le accuse contro Orbán e l’interesse strategico di Mosca
Magyar ha osservato che Orbán è «il più vicino alleato dell’Vladimir Putin nell’Unione Europea», motivo per cui la Russia «ha interesse che Orbán resti in carica». Sul piano politico, dopo oltre quindici anni di dominio, Orbán ha strutturato un sistema in cui pur esistendo formalmente istituzioni democratiche, il controllo della magistratura, dei media e del sistema elettorale garantisce al Fidesz una posizione dominante. L’opposizione segnala costante pressione amministrativa, censura e campagne di delegittimazione.
All’esterno, Budapest mantiene una linea fortemente euroscettica e uno spazio negoziale con Mosca, in particolare nella politica energetica, posizionandosi come elemento di dissonanza rispetto alle decisioni comuni dell’UE e della NATO.
Implicazioni per il sistema democratico ungherese e la sicurezza europea
Una campagna elettorale segnata da manipolazioni digitali e fughe di dati personali rappresenta non solo un attacco all’avversario politico, ma anche una ferita al sistema democratico dell’Ungheria. Il potenziale coinvolgimento di attori esterni amplifica i rischi: non più solo un’elezione nazionale, ma un campo di battaglia per l’influenza della Russia in Europa centrale. Se la Tisza dovesse vincere, si aprirebbe la prospettiva di un’inversione della politica estera di Budapest — con possibili riallineamenti verso Bruxelles e Kiev — scenario che Mosca ha interesse ad evitare.
Una possibile svolta politica e i risvolti per l’Europa
Il rapido avanzamento della Tisza riflette una stanchezza diffusa nei confronti del lungo governo Orbán e una domanda crescente di cambiamento nella politica estera e interna dell’Ungheria. Per l’UE e l’alleanza atlantica, il risultato delle elezioni potrebbe segnare un punto di svolta: da un lato il rafforzamento della coesione e delle sanzioni contro la Russia; dall’altro una conferma della vulnerabilità europea alle strategie ibride di destabilizzazione.
In questo contesto, il caso dell’attacco ai server della Tisza appare come un esempio emblematico di guerra ibrida — un’intromissione digitale che mira a condizionare la direzione politica di uno Stato membro dell’Unione.