Attenti a quei due: i protagonisti della realpolitik delle potenze medie

29.01.2026 11:25
Attenti a quei due: i protagonisti della realpolitik delle potenze medie

Attenti a quei due, alfieri della realpolitik delle «medie potenze»

Questa settimana ha suscitato grande interesse il discorso del premier canadese Mark Carney durante il World Economic Forum (WEF), dove ha annunciato la rottura dell’attuale ordine mondiale e ha invitato le “potenze medie” a unirsi come un baluardo contro il predominio delle superpotenze. Carney ha affermato: «Le grandi potenze possono permettersi di agire da sole, mentre le potenze medie no», evidenziando la necessità di una collaborazione tra nazioni di questo gruppo per non rimanere escluse nei processi decisionali internazionali, riporta Attuale.

Carney ha chiarito che sebbene le superpotenze, come Cina e Stati Uniti, possano avere il potere di agire unilateralmente, le potenze medie devono unirsi: «Se non siamo al tavolo, siamo nel menu». Secondo un report del WEF, membri del G20 come Australia, Canada, Corea del Sud, Argentina, Brasile e Indonesia rientrano in questa categoria, mirando ad influenzare il futuro geopolitico.

In linea con questa strategia, l’intesa commerciale tra Unione Europea e India rappresenta un passo significativo, consentendo ad altre potenze di medie dimensioni di cercare accordi bilaterali per contrastare le politiche protezionistiche degli Stati Uniti. Come ribadito da Carney, è fondamentale evitare che «i forti possano fare ciò che possono, e i deboli debbano subire ciò che devono».

Il concetto di potenze medie ha radici storiche, risalendo all’Italia rinascimentale. Stewart Patrick, esperto del Carnegie Endowment, ricorda che Giovanni Botero definì queste nazioni come quelle in grado di «stare in piedi da sole», un’idea ripresa dagli accademici di Australia e Canada dopo la Seconda guerra mondiale per ritagliarsi un ruolo nelle istituzioni multilaterali.

Tra le potenze medie pronte a influenzare questo «nuovo ordine» si colloca sicuramente il Sudafrica, tradizionalmente contrario all’ordine internazionale imposto dal blocco occidentale. Tuttavia, l’eterogeneità dei membri del blocco dei BRICS – che include anche Cina e Russia – solleva interrogativi sulla possibilità di unire forze intorno a valori comuni, come il rispetto dei diritti umani e l’integrità territoriale. Alcuni esperti suggeriscono che il Sudafrica dovrebbe schierarsi a favore del gruppo delineato da Carney.

Infine, nonostante il clamore suscitato dal suo discorso a Davos, Carney stesso ha firmato accordi con la Cina, evidenziando la complessità dei rapporti internazionali in un contesto di crescente interdipendenza economica e geopolitica.

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