Critiche al governo britannico per la gestione dello sciopero della fame degli attivisti pro-Palestina
Attivisti e membri dell’opposizione nel Regno Unito stanno esprimendo forti critiche nei confronti del governo Laburista di Keir Starmer per la gestione dello sciopero della fame intrapreso da sei attivisti per la Palestina. Gli attivisti, attualmente in custodia cautelare in diverse carceri, chiedono la chiusura delle fabbriche d’armi operanti nel Regno Unito che forniscono Israele, la rimozione di Palestine Action dalla lista delle organizzazioni terroristiche, migliori condizioni carcerarie, la scarcerazione su cauzione e un giusto processo. Questa ultima richiesta include la pubblicazione di documenti che, secondo gli attivisti, dimostrerebbero che il governo britannico ha interferito con le indagini e i processi riguardanti i membri di Palestine Action, riporta Attuale.
Attualmente, quelli in sciopero della fame includono Qesser Zuhrah, 20 anni, al 51° giorno di sciopero; Amu Gib, 30 anni (51 giorni); Heba Muraisi, 31 anni (50 giorni); Teuta Hoxha, 29 anni (44 giorni); Kamran Ahmed, 28 anni (43 giorni); e Lewie Chiaramello, 22 anni (29 giorni). Umer Khalid, 20 anni, e Jon Cink, 25 anni, hanno interrotto rispettivamente dopo 13 e 41 giorni.
Alcuni di questi attivisti sono stati arrestati per aver fatto irruzione nella sede della fabbrica di armi israeliana Elbit Systems, altri per lo sconfinamento nella base militare di Brize Norton, vicino a Oxford, dove due aerei militari furono vandalizzati con vernice rossa, causando danni stimati in otto milioni di euro. Il governo britannico ha designato Palestine Action come organizzazione terroristica lo scorso luglio, a seguito di tali eventi.
Zuhrah e Gib sono i più longevi nello sciopero della fame, iniziato il 2 novembre, una data simbolica che ricorda la dichiarazione Balfour del 1917, in cui il Regno Unito si dichiarava favorevole alla creazione di uno stato ebraico in Palestina.
Di recente, Zuhrah, Gib e Ahmed sono stati ricoverati in ospedale a causa delle conseguenze del prolungato digiuno. «Detto in modo semplice, stanno morendo», ha dichiarato James Smith, un medico in contatto con gli attivisti.
Prima del ricovero, Gib aveva scritto una lettera aperta al Guardian, denunciando maltrattamenti, inclusa la negazione di interazioni con altri detenuti e l’esclusione da laboratori di attività manuali per aver ricamato «Palestina libera» su un cuscino. Nella lettera, descriveva le sue condizioni fisiche: «Ho perso 11 chili e mi muovo al rallentatore» mentre i suoi livelli di zucchero nel sangue sono molto bassi.
Di recente, un gruppo di 800 persone tra medici e legali, oltre a familiari degli attivisti, ha chiesto un incontro con il vice primo ministro David Lammy, che ha rifiutato. Anche oltre 50 parlamentari avevano tentato di parlare con il governo riguardo alla situazione degli attivisti, ma senza successo. Le critiche nei confronti del governo si intensificano, con affermazioni che gli attivisti avrebbero ricevuto cure mediche insufficienti e con comunicazioni limitate con le loro famiglie.
Tra coloro che si sono espressi su questa questione c’è anche Jeremy Corbyn, ex leader laburista che ha recentemente fondato un nuovo partito di sinistra. In un question time in parlamento, Corbyn ha interrogato Starmer, il quale ha risposto che «ci sono regole e procedure per gli scioperi della fame [in carcere], e sono quelle che stiamo seguendo».
La questione degli scioperi della fame ha un forte impatto nel Regno Unito, richiamando alla mente le storiche proteste dei membri dell’IRA, che hanno portato alla morte di due persone dopo lunghi periodi di digiuno e hanno messo in difficoltà il governo della prima ministra Conservatrice Margaret Thatcher.