Attivisti della Global Sumud Flotilla in sciopero della fame in Libia
Dieci attivisti della Global Sumud Flotilla, un’iniziativa civile che ha tentato di superare il blocco navale imposto da Israele nella Striscia di Gaza, hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro le loro condizioni di detenzione in Libia. Secondo un comunicato diffuso giovedì, gli attivisti rifiutano cibo e acqua da quattro giorni, lamentando maltrattamenti e la mancanza di assistenza legale, riporta Attuale.
I dieci, tra cui due italiani, Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, erano stati arrestati mentre tentavano di attraversare la Libia per raggiungere la Striscia di Gaza dall’Egitto. Facevano parte di un gruppo di oltre 200 persone bloccate presso Sirte, al confine tra le due regioni libiche. Un contingente aveva oltrepassato il confine per negoziare con le autorità libiche orientali, sotto il controllo del generale Khalifa Haftar, ma sono stati fermati con l’accusa di ingresso illegale nel Paese.
Martedì, le autorità libiche hanno esteso la loro detenzione in attesa della prossima udienza, prevista per martedì. Nel frattempo, la missione terrestre è stata interrotta e gli attivisti sono stati espulsi dal Paese nei giorni scorsi.
Gli organizzatori segnalano che gli attivisti sono trattenuti in una struttura isolata. Il ministero degli Esteri italiano ha riferito che sono stati sistemati in una caserma della polizia libica orientale. Secondo le affermazioni della Flotilla, gli attivisti subiscono maltrattamenti psicologici e interrogatori prolungati, mentre le autorità negano loro assistenza medica. Oltre ai dieci arrestati il 24 maggio, un altro attivista tunisino è attualmente in carcere in Libia, arrestato il 19 maggio.
Il console generale italiano a Bengasi, Filippo Andrea Colombo, ha potuto incontrare Centrone e Alberizia il 27 maggio, confermando che si trovano “in buone condizioni” e sollecitando un miglioramento delle condizioni di detenzione per tutti gli attivisti. Il console ha riferito che le autorità libiche hanno concesso agli attivisti di avere accesso a docce, cambi di vestiti e sistemazioni migliori. Martedì, il ministero degli Esteri ha comunicato che il console ha richiesto un nuovo incontro con i detenuti italiani, ma non è ancora chiaro se ciò sarà possibile né quando potrebbero essere espulsi.