Il ministro della giustizia non blocca le indagini per tortura sulla Flotilla
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha intenzione di non opporsi all’indagine della procura di Roma sui presunti atti di tortura nei confronti degli attivisti della Flotilla, riportano Attuale.
La richiesta di rogatoria per indagare sulle violenze denunciate dagli attivisti è giunta lo scorso venerdì a via Arenula. I pubblici ministeri Lucia Lotti e Stefano Opilio sono responsabili di entrambi i fascicoli derivati dalle denunce di violenza presentate da attivisti fermati in mare e trasferiti nel porto di Ashdod, nel mese di ottobre 2025 e successivamente a maggio 2026. Le accuse riguardanti l’incidente di due settimane fa si avvalgono anche di un video pubblicato dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir, che potrebbe essere utilizzato come prova.
Le inchieste
Per le denunce di violenza presentate dagli attivisti italiani che facevano parte della prima Flotilla, inclusi diversi parlamentari, i pm romani si sono invece basati sulle testimonianze raccolte dagli avvocati della Global Sumud Flottilla e dai verbali forniti dai carabinieri del Ros. Questo ha portato all’apertura di un’inchiesta che ipotizza i reati di tortura, rapina, sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio. Il fascicolo è aperto contro ignoti e, poiché non ci sono video, dopo le prime indagini è stata inviata una richiesta di rogatoria al ministro Nordio. Secondo quanto riportato, non ha respinto immediatamente la richiesta, anzi, starebbe seriamente valutando di consentirla.
“Se fosse stato sei mesi fa – raccontano a via Arenula – probabilmente avrebbe negato di inoltrare gli atti ad Israele con una scrollata di spalle.” Da allora, il clima è cambiato: il referendum sulla Giustizia si è tenuto e soprattutto il segnale fornito dalla premier Giorgia Meloni, che, insieme a Guido Crosetto, ha sospeso l’accordo di cooperazione sulla Difesa con Israele, prendendo le distanze dalle decisioni di Donald Trump, in particolare riguardo alla guerra in Iran.
Nonostante l’Italia e la Germania continuino a bloccare la mozione europea per interrompere l’accordo di cooperazione commerciale, i rapporti con Israele si sono ulteriormente deteriorati. Sono stati registrati meno incontri ufficiali e critiche aperte, soprattutto dopo che gli attivisti della Flottilla, bloccati in acque internazionali, sono stati picchiati in diretta, spingendo il ministro degli Esteri, Tajani, a chiedere sanzioni all’Unione Europea.
La decisione di Nordio
Al ministro Carlo Nordio ora spetta una decisione cruciale: deve decidere se inviare gli atti in Israele o porre fine all’inchiesta della procura di Roma sulle Flottille. La legge prevede tre opzioni: negare la rogatoria, firmarla o, ed è questa una possibilità attentamente considerata a via Arenula, rimanere in silenzio per 30 giorni, trascorsi i quali la procura di Roma potrebbe procedere autonomamente. Le due alternative che potrebbero portare avanti l’indagine sono al momento quelle ritenute più valide. Nordio ha comunque tempo fino a 25 giorni per prendere una decisione e su questo dossier probabilmente si confronterà anche con la premier Meloni.