Il presidente del Kurdistan iracheno: «Nessuna soluzione militare alla crisi iraniana»
ERBIL – Il presidente delle regioni autonome del Kurdistan iracheno, Nechirvan Barzani, ha dichiarato che non esiste una soluzione militare alla crisi in Iran e ha sottolineato l’importanza di sostenere il cessate il fuoco. Tuttavia, avverte che la tregua attuale appare fragile, complicata dalle diverse visioni strategiche tra Iran e Stati Uniti. «Gli iraniani sono meticolosi, mentre gli americani cercano soluzioni rapide. È necessaria pazienza», afferma Barzani, riporta Attuale.
Israele continua a bombardare in Libano. Barzani critica l’approccio israeliano, affermando che «dovrebbero fermarsi immediatamente per garantire la solidità del cessate il fuoco, dato che non attaccano solo Hezbollah ma danneggiano le infrastrutture del Paese». Il presidente curdo si mostra preoccupato per le ripercussioni del conflitto sullo scenario regionale.
Assistenza americana mai richiesta per un cambio di regime. Barzani chiarisce che gli Stati Uniti non hanno mai chiesto ai curdi di intervenire militarmente in Iran, concentrandosi invece sulla necessità di fermare i programmi nucleari e missilistici iraniani. Sottolinea che non vogliono utilizzare il proprio territorio come base per operazioni contro i vicini, rimanendo neutrali nella conflittualità regionale.
Il regime iraniano rimane resiliente. Secondo Barzani, i bombardamenti dall’aria non possono cambiare un regime ben radicato che unisce religione e nazionalismo. «La guerra ha unito gli iraniani», afferma, aggiungendo che, nonostante le tensioni, il regime ha dimostrato di essere capace di affrontare le sfide, prontandosi a rispondere rapidamente a eventuali attacchi.
Il supporto economico all’opposizione è insufficiente. Barzani analizza l’attuale debolezza dell’opposizione iraniana, affermando che circa il 25-30% della popolazione sostiene ancora il regime, il quale rimane solido, mentre le opposizioni sono disorganizzate e mancano di una leadership forte. Le proteste popolari, secondo lui, sono principalmente alimentate dalla crisi economica.
Preparazione per l’export energetico. Barzani afferma che la zona autonoma curda è pronta a potenziare i propri oleodotti verso la Turchia per far fronte alla crisi dell’export energetico iracheno. Attualmente, l’Iraq esporta circa 300.000 barili al giorno, con la possibilità di aumentare fino a 700.000.
Insoddisfazione per la protezione del governo iracheno. Barzani esprime delusione per l’insufficiente protezione del governo iracheno contro gli attacchi delle milizie sciite legate a Teheran, che hanno colpito la regione curda oltre 600 volte dall’inizio della guerra, esigendo un maggior controllo sulle milizie per garantire stabilità.
Riconoscimento per il contributo italiano. Riconoscendo l’importanza dell’evacuazione delle truppe italiane, Barzani esprime il suo apprezzamento per il supporto ricevuto dal contingente italiano dal 2003, sperando che possano tornare per continuare la formazione delle forze locali.
Incontro con il Papa e prospettive future. Barzani sarà ricevuto da Papa Francesco in Vaticano a maggio e sottolinea le ottime relazioni con il governo italiano. «Otteniamo aiuto umanitario e militare dall’Italia», concluse, enfatizzando la necessità di sviluppare relazioni economiche, in particolare nel settore delle piccole e medie imprese.