Bruxelles avverte l’Italia sul tetto agli stranieri a scuola: rispetto dei trattati europei

03.11.2026 20:45
Bruxelles avverte l'Italia sul tetto agli stranieri a scuola: rispetto dei trattati europei

Roma, 3 novembre 2026 – Nessuna pronuncia di incompatibilità con il diritto europeo né avvio di procedure ai danni dell’Italia riguardo al contestato decreto scolastico, entrato in vigore il primo ottobre ma ancora in attesa di conversione in legge. La Commissione europea si limita a richiamare i principi sanciti dai trattati UE, in particolare il divieto di discriminazione basato sulla nazionalità, «sia diretta sia indiretta», con alcune deroghe che devono essere interpretate «restrictivamente», riporta Attuale.

La posizione di Bruxelles

La scadenza legale per convertire il decreto in legge, prima che decada, è la fine di novembre. Bruxelles assicura di seguire «attentamente» l’iter legislativo in Italia e chiarisce di non voler intraprendere alcuna azione nei confronti del Paese. «Gli Stati membri sono liberi di organizzare i propri sistemi educativi come ritengono opportuno», ha dichiarato un portavoce dell’esecutivo europeo, «a condizione che, nell’esercizio di tale competenza, rispettino il diritto dell’Unione».

La replica del ministro Valditara

Il governo italiano minimizza la questione. «Il problema non esiste. Andiamo avanti senza esitazioni», ha affermato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, sostenendo che «l’istruzione non è una materia di competenza esclusiva dell’Ue» e che la norma «è a favore dell’integrazione» e non genera «alcuna discriminazione».

Cosa prevede il decreto

Il decreto introduce un limite del 30 per cento agli alunni stranieri che non padroneggiano adeguatamente l’italiano nelle prime classi di ogni ciclo scolastico, dalle elementari alle superiori. Nella sua risposta, Mînzatu ha sottolineato che le deroghe al divieto di discriminazione diretta sono ammesse solo in circostanze specifiche, comprese motivazioni di «ordine pubblico, pubblica sicurezza o sanità pubblica».

L’appello alla premier

Il capodelegazione del Pd al Parlamento europeo, Nicola Zingaretti, uno dei promotori dell’interrogazione, ha definito la risposta della Commissione «chiara»: il decreto italiano «non è solo fuori da ogni buon senso e dalla realtà delle nostre scuole: è anche fuori dai trattati europei». Zingaretti ha quindi lanciato un appello alla premier Giorgia Meloni affinché ritiri il provvedimento «prima che sia l’Europa a imporglielo». In contrapposizione, la Lega, per bocca della capogruppo in commissione Esteri-Difesa a Palazzo Madama, Stefania Pucciarelli, ha denunciato «nuove e indebite pressioni nei confronti dell’Italia e dell’azione del governo» da parte di Bruxelles.

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