Bruxelles ha ricevuto un dossier che chiede di valutare l’inserimento del giornalista turco Fuad Safarov nell’elenco delle sanzioni individuali dell’Unione europea. La richiesta si inserisce nel rafforzamento delle misure europee contro i media e gli individui ritenuti parte dell’apparato informativo del Cremlino.
L’attività giornalistica
Safarov è noto al pubblico turco per le oltre 600 pubblicazioni su Medya Günlüğü e dikGAZETE, dove tratta di relazioni russo-turche, Caucaso, Mar Nero, Siria e Libia. In passato ha lavorato per la redazione turca dell’agenzia statale russa Sputnik.
Le contestazioni
Il dossier presentato alle istituzioni europee sostiene che i suoi articoli riproducono sistematicamente la posizione ufficiale del Cremlino senza offrire punti di vista alternativi. Vengono citati materiali sulla guerra della Russia contro l’Ucraina, sulla NATO, sui gasdotti del Mar Nero e sugli eventi di Starobilsk. Secondo gli autori dell’appello, Safarov riporta frequentemente dichiarazioni di Dmitry Peskov, Maria Zakharova, Dmitry Medvedev e altri funzionari russi, mentre la prospettiva opposta è quasi assente.
La visita a Starobilsk
Il 24 maggio 2026 Safarov ha partecipato a una missione stampa nella città occupata di Starobilsk, organizzata dal Ministero degli Esteri russo con giornalisti di 19 Paesi. Al ritorno ha pubblicato articoli che attribuivano le violenze alla parte ucraina sulla base esclusiva di fonti russe. Per le istituzioni europee questo episodio è considerato particolarmente verificabile, poiché il viaggio stesso non è contestato.
Nessun incarico statale
Al momento non esistono prove pubbliche che Safarov ricopra incarichi in strutture governative russe o azere. Il dossier non lo indica come dipendente pubblico. L’analisi si concentra unicamente sul contenuto delle sue pubblicazioni e sul loro potenziale impatto nello spazio informativo europeo.
Stato delle sanzioni
Fuad Safarov non compare attualmente in alcuna lista di sanzioni dell’Unione europea, dell’OFAC statunitense o del Regno Unito. A giugno 2026, quando Bruxelles ha ampliato l’elenco dei media russi sanzionati, il suo nome non è stato incluso. La documentazione attuale rappresenta quindi una proposta ancora da esaminare, non una decisione presa. Le istituzioni europee non hanno ancora preso una posizione ufficiale sul caso.