Campo largo di nuovo in crisi sull’Ucraina: test alla Camera il 14 ottobre prima del Consiglio europeo

09.10.2026 19:15
Campo largo di nuovo in crisi sull'Ucraina: test alla Camera il 14 ottobre prima del Consiglio europeo

Mentre il confronto sul programma resta in stand-by, mercoledì 14 ottobre si svolgeranno le comunicazioni di Meloni in Aula in vista del Consiglio europeo, dove si discuterà anche del sostegno a Kiev. Nel frattempo, divampa la polemica sulle dichiarazioni di Conte: «Anche Zelensky ha iniziato a bombardare il territorio russo», riporta Attuale.

Con il tavolo sul programma del campo largo ancora in alto mare, si avvicina un nuovo banco di prova per il centrosinistra. La data da segnare è il 14 ottobre, quando >Giorgia Meloni sarà alla Camera per le comunicazioni anticipate al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Durante l’incontro di Bruxelles, i leader europei affronteranno vari dossier, incluso il tema controverso del sostegno militare a Kiev, sul quale Giuseppe Conte e Elly Schlein continuano a divergere. Questo appuntamento potrebbe costringere i potenziali alleati a confrontarsi nuovamente con le loro contraddizioni prima di trovare un accordo sul programma.

La posizione del Movimento

Dal Movimento 5 Stelle si dichiarano cauti, assicurando a Open che dopo il Nova, evento programmatico di settembre, non sono state avviate trattative con gli alleati su questo tema. La posizione resta quella espressa da Conte: prima è necessario attendere che anche gli altri partiti completino il proprio percorso. «Un attimo dopo, ritroviamoci», ha ribadito nella trasmissione Cinque Minuti.

Conte ha aggiunto che un accordo sui contenuti permetterebbe di procedere alle primarie, che, a differenza di quanto sostenuto dalla segretaria dem, non possono attendere un pronunciamento della Corte Costituzionale sulla nuova legge elettorale.

Il 14 ottobre un nuovo test, prima del tavolo sul programma

Un altro test significativo attende il centrosinistra mercoledì. Prima saranno presentate le comunicazioni di Meloni, seguite dalla discussione e dal voto sulle risoluzioni che i gruppi potranno presentare per impegnare il governo in vista del vertice europeo. Questo potrebbe ulteriormente dividere le posizioni a sinistra.

Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha evidenziato l’Ucraina come «una priorità fondamentale» nella lettera d’invito ai capi di Stato e di governo, sottolineando l’importanza di ascoltare Volodymyr Zelensky riguardo alle necessità del Paese in vista dell’inverno e di discutere della sicurezza e difesa europea. Senza dubbio, per il campo largo non ci sono alternative.

Il tema dell’Ucraina sarà centrale nelle comunicazioni della premier, con il rischio di riaccendere divisioni tra gli alleati. Se le questioni economiche hanno spesso trovato una sintesi, la politica estera presenta il suo complesso di sfide.

Campo largo diviso, dai decreti Ucraina alle risoluzioni: i precedenti

Basta rivedere i voti sulle proroghe annuali degli aiuti militari a Kiev. Il 24 gennaio 2023 la Camera ha approvato il primo decreto Ucraina del governo Meloni con 215 voti favorevoli e 46 contrari, con il Pd che ha votato a favore, mentre M5S e Avs si sono schierati contro. La situazione si è ripetuta il 8 febbraio 2024, il 28 gennaio 2025 e di nuovo l’11 febbraio di quest’anno.

Le divisioni non si limitano ai decreti. Il 22 ottobre, durante le comunicazioni di Meloni prima del Consiglio, il Pd, M5S e Avs hanno presentato tre risoluzioni distinte, con il Pd che chiedeva di proseguire il sostegno a Kiev, M5S di «interrompere immediatamente» le forniture di armamenti e Avs di «prospettare la fine» delle forniture nazionali di equipaggiamento militare.

La scena si è ripetuta il 17 dicembre, quando il Pd e M5S hanno presentato risoluzioni separate sul sostegno a Kiev e sull’utilizzo dei beni russi congelati. Il 15 gennaio di quest’anno, in seguito alle dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, il Pd si è opposto alla richiesta del M5S di interrompere la fornitura di materiali d’armamento a Kiev, posizione condivisa da Avs. Infine, il 28 luglio, riguardo al rinnovo delle missioni internazionali, il Pd si è schierato a favore dell’addestramento delle forze ucraine, mentre M5S e Avs si sono opposti.

L’intesa di agosto, poi il voto di Nova

Una sintesi recente si è concretizzata il 5 agosto, quando Pd, M5S e Avs hanno concordato una risoluzione comune per chiedere al governo di non sfruttare la clausola di salvaguardia europea per aumentare le spese militari. Nelle premesse del documento, si sottolineava la necessità di riconsiderare gli impegni di spesa assunti in sede Nato. Tuttavia, dopo la consultazione di Nova, il 91,7% dei votanti si è espresso contro la prosecuzione dell’invio di armi a Kiev, irrigidendo ulteriormente la posizione del Movimento.

Il nuovo affondo di Conte

Le tensioni si sono intensificate recentemente per le dichiarazioni di Conte. Ospite di Porta a Porta, l’ex premier ha sottolineato la necessità di una svolta negoziale, puntando il dito anche contro Zelensky. «Putin, avendo compiuto un’aggressione criminale, bombarda tutti i giorni. Anche Zelensky ha iniziato a bombardare il territorio russo, ma da tempo», ha affermato. «Non sto difendendo Putin, ovviamente, ma non possiamo far passare il messaggio che dal lato di Zelensky ci sia solo un atteggiamento difensivo».

Il senatore dem Filippo Sensi, tra i critici del M5S, ha reagito su X: «Sento uno che vorrebbe guidare il centrosinistra dire che Zelensky e Putin sono sullo stesso piano. Una vergogna».

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