Caos a Ceuta: scontro tra migranti e polizia disperde la folla con colpi d’arma da fuoco

01.09.2026 00:15
Caos a Ceuta: scontro tra migranti e polizia disperde la folla con colpi d'arma da fuoco

Caos a Ceuta: scontri tra migranti e polizia tornano a esplodere

Roma, 1 settembre 2026 – Prima la fila, poi la calca. Infine gli spari. A Ceuta la tensione è esplosa ancora una volta, ieri, davanti alla tensostruttura allestita dal governo spagnolo per accogliere i migranti rimasti nell’exclave dopo l’ondata di fine luglio. Centinaia di ragazzi hanno cercato di entrare contemporaneamente, qualcuno ha provato a scavalcare e in pochi minuti l’attesa è diventata scontro. La polizia in tenuta antisommossa ha sparato diversi colpi in aria per disperdere la folla e ha poi sgomberato l’accampamento di Loma Colmenar, riporta Attuale.

Dentro e fuori quella tenda ci sono soprattutto minori, molti dei quali arrivati da soli. Da settimane dormono per strada, aspettando di essere trasferiti nei centri di accoglienza. “Ha prevalso la legge del più forte”, ha raccontato Rafael Garcia, presidente dell’associazione del quartiere, descrivendo il caos cominciato intorno alle otto del mattino. Le autorità stimano che nell’area ci fossero migliaia di persone. Circa 800 persone sono state fatte entrare nella struttura, le altre disperse verso altri centri.

È l’ultima fiammata di una crisi che ha sconvolto Ceuta tra il 30 e il 31 luglio, quando oltre 70mila persone hanno attraversato il confine dal Marocco. Per Sanchez, nove migranti su dieci sono poi tornati indietro. Ne restano circa 5mila, tra cui 2.168 minori, secondo l’ultimo dato diffuso dal ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska. Il problema, ora, è trovare loro un posto: i 500 posti di accoglienza disponibili prima della crisi sono stati portati a 3.300 e Madrid punta a raddoppiarli.

Mentre la polizia cerca di riportare l’ordine nelle strade, il governo spagnolo apre un fronte molto più delicato: quello sulle cause dell’esodo. Sanchez dichiara che l’indagine è ancora in corso e continua a escludere un coinvolgimento delle autorità marocchine nell’allentamento dei controlli. Indica però un’altra pista: quella della disinformazione sui social, chiamando in causa Israele e Russia. “Ci sono state reti russe e israeliane che hanno diffuso una menzogna”, dando a intendere che “se si entrava a nuoto nella città autonoma, era impossibile il respingimento alla frontiera, cosa che non è vera”, ha detto il premier spagnolo in un’intervista a Radio Cadena Ser.

“È stata travisata una sentenza del Tribunale Supremo”, ha proseguito il capo della Moncloa, parlando del pronunciamento dell’8 agosto che impediva di respingere i migranti minori giunti via mare nell’exclave in assenza di barriere di frontiera. Una campagna che, nella ricostruzione di Madrid, si sarebbe intrecciata con l’azione di organizzazioni criminali e di un’“internazionale dell’ultradestra” interessata a destabilizzare la Spagna e l’Europa.

Immediata la replica di Tel Aviv. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha accusato Sánchez di “mentire spudoratamente”, definendo le sue parole una “sfacciata menzogna”. Anche il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che la Russia non ha alcun legame con la crisi migratoria. Sanchez finisce sotto tiro anche sul fronte interno. Il Partito Popolare lo accusa di scagionare troppo rapidamente il Marocco, scaricando la colpa sulle fake news e su attori esteri, mentre Vox parla apertamente di una “guerra ibrida” condotta da Rabat.

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