La Cassazione boccia il ricorso della procura di Brescia sul caso Garlasco
Niente da fare. La Cassazione ha rigettato il ricorso della procura di Brescia riguardante il caso Garlasco, che coinvolge l’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, accusato di corruzione da parte del padre di Andrea Sempio, Giuseppe, il quale avrebbe elargito mazzette tra i 20-30mila euro per favorire l’archiviazione del figlio nel 2017. I giudici della sesta sezione della Suprema Corte hanno confermato la decisione del Riesame del 17 novembre, che aveva autorizzato il dissequestro di pc, telefoni e tablet di Venditti oltre a quelli degli ex ufficiali di polizia giudiziaria, Silvio Sapone e Giuseppe Spoto, non indagati, riporta Attuale.
Il presidente del collegio, Giovanni Pagliuca, ha messo in evidenza l’ampiezza temporale dei dati richiesti, che andavano dal 2014 al 2025, considerandola eccessiva e generica. La procura di Brescia ha tentato di superare le obiezioni rivolgendosi alla Cassazione, sperando in una ripresa dell’indagine Garlasco, mentre sconta anche un secondo stop relativo a diversi sequestri coinvolgenti lo stesso Venditti e il pm Pietro Paolo Mazza per presunti reati nel contesto dell’indagine ‘Clean’. Tuttavia, la fase investigativa attuale appare stagnante, poiché le perquisizioni e i sequestri necessari non possono proseguire.
Il rigetto del ricorso rappresenta un pronunciamento definitivo, ponendo fine a un sequestro avviato il 26 settembre e successivamente reiterato. Questa decisione evidenzia l’infondatezza delle argomentazioni mosse in precedenza dal Riesame e avvalorate dalla difesa di Venditti, che ha messo in luce come le accuse di corruzione non coinvolgano né i legali né i consulenti della famiglia Sempio, né la polizia giudiziaria dell’epoca. L’avvocato Domenico Aiello ha criticato la procura bresciana per un tentativo di acquisizione indiscriminata dei dispositivi elettronici senza una selezione adeguata dei dati sensibili e riservati contenuti in essi. Secondo Aiello, la proposta di limite temporale per i dati è inadeguata e non giustifica l’esame di milioni di informazioni personali che non sono rilevanti ai fini investigatione.
Questa strategia di esplorazione, a parere della difesa, riflette un intento inappropriato da parte degli inquirenti, che, pur di fronte a un’ipotesi di reato circoscritta, mirano a setacciare la vita dell’indagato con una mole di informazioni sproporzionata e senza un giustificato razionale di opportunità. L’attuale fermo dell’indagine Garlasco potrebbe abbracciare un futuro incerto, con la procura di Brescia costretta a rivedere le proprie strategie e speranze di sviluppo.
Mah, questa storia del caso Garlasco sembra non finire mai! Ma davvero stiamo parlando di 20-30mila euro di mazzette? A volte sembra che la giustizia si muova lentamente come una tartaruga… e chissà quando verrà finalmente a galla la verità. Già che ci siamo, tutto questo per cosa? Un processo infinito e senza fine? Una cosa veramente incredibille!