Chi frena sull’uso dei 185 miliardi di beni russi congelati? L’atteggiamento del Belgio è fuorviante

12.12.2025 15:55
Chi frena sull'uso dei 185 miliardi di beni russi congelati? L'atteggiamento del Belgio è fuorviante

Il Belgio sotto pressione per l’uso delle riserve russe a favore dell’Ucraina

La pressione per giungere a un accordo sull’impiego delle riserve russe a sostegno dell’Ucraina si concentra oggi sul Belgio, che detiene circa il 90% dei beni congelati, pari a 185 miliardi, depositati presso la piattaforma finanziaria Euroclear a Bruxelles, riporta Attuale.

Il Belgio, in particolare, ha manifestato forti riluttanze riguardo all’utilizzo di tali fondi, temendo potenziali rimborsi a Mosca qualora in futuro un tribunale internazionale decidesse che il ricorso a questi beni costituisce esproprio. Le preoccupazioni riguardano anche eventuali accordi che possano comportare la revoca delle sanzioni e la restituzione delle riserve.

Non aiuta il fatto che, come dichiarato dal primo ministro belga Bart de Waver, il paese non intenda semplificare la propria posizione. Infatti, de Waver ha paragonato l’eventualità di utilizzare i beni russi a un’irruzione in un’ambasciata, affermando: «Sarebbe come fare irruzione in un’ambasciata, portare via il mobilio e venderlo».

Accusare il Belgio per il blocco dei negoziati e un possibile fallimento legato ai beni russi risulta facile ma impreciso. Infatti, altri governi, tra cui Germania, Francia e Italia, stanno attualmente nascondendo le proprie riserve dietro le obiezioni belghe.

In Germania, il cancelliere Friedrich Merz si è dichiarato favorevole a finanziare l’Ucraina attraverso i fondi congelati, ma la debolezza della sua coalizione con la Spd e il contesto politico attuale complicano le situazioni. Recentemente, la Germania ha richiesto un meccanismo alla Commissione europea che sta rallentando il prelievo dei beni. Questo meccanismo prevede che la Commissione europea depositi un titolo di debito di 185 miliardi presso Euroclear, in cambio del quale Euroclear fornisce liquidità alla Commissione, che a sua volta finanzia l’Ucraina come anticipazione delle riparazioni previste a carico della Russia.

Tuttavia, una clausola tedesca rende il titolo non fruttifero e non rivendibile sul mercato. Questa situazione crea difficoltà, poiché senza la possibilità di utilizzare il titolo come garanzia presso la Banca centrale europea, Euroclear rischia di non poter far fronte a eventuali richieste di rimborso da parte di Mosca, mettendo a rischio l’intero sistema finanziario europeo.

Le responsabilità di Italia e Francia sono evidenti; il Belgio non rifiuta categoricamente l’uso delle riserve russe, ma richiede garanzie legali dai restanti paesi europei per limitare il proprio rischio economico. Ciò implica che Italia e Francia si impegnerebbero a versare circa 25 miliardi di euro ciascuno in caso di necessità, ma entrambi i leader, Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron, evitano attualmente di affrontare l’impopolarità di una simile decisione.

In aggiunta, vi è anche una ragione meno visibile alla base della fredda reazione di Italia e Francia: molte aziende dei due paesi hanno significativi investimenti in Russia e temono rappresaglie da parte del governo russo. Ad esempio, Total Energies e varie imprese italiane come Cremonini e Ferrero possiedono attività la cui esposizione finanziaria in Russia è in gioco. I conti di queste aziende, congelati dal 2022, ammontano a almeno mezzo miliardo di euro e sarebbero a rischio se i beni russi venissero utilizzati.

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