La Bulgaria sospende le forniture di armi all’Ucraina, il nuovo governo Radev apre a Mosca

11.06.2026 12:50
La Bulgaria sospende le forniture di armi all'Ucraina, il nuovo governo Radev apre a Mosca
La Bulgaria sospende le forniture di armi all'Ucraina, il nuovo governo Radev apre a Mosca

Il nuovo governo bulgaro, guidato dal premier Rumen Radev, ha annunciato la sospensione degli aiuti militari all’Ucraina, interrompendo di fatto le forniture di armamenti Kiev in un momento cruciale per la difesa ucraina. La decisione, comunicata dal ministro della Difesa Dimitar Stoyanov, segna una netta inversione di rotta nella politica estera di Sofia e crea una crepa nella coesione di Nato e Unione Europea.

«L’Ucraina ha bisogno di più uomini, non di più armi», ha dichiarato Stoyanov, aggiungendo che «la guerra non sarà risolta sul campo di battaglia» e che è giunto «il momento di sedersi al tavolo delle trattative per un giusto pace, da definire con entrambe le parti». Parole che riecheggiano i narrativi del Cremlino e che, secondo analisti europei, rischiano di indebolire il fronte occidentale a sostegno di Kyiv.

###La svolta elettorale e il ritorno di Radev

Il cambio di linea è stato reso possibile dalla vittoria schiacciante del partito “Bulgaria Progressista” alle elezioni parlamentari dell’aprile 2026. Il leader della formazione, l’ex presidente Rumen Radev (in carica dal 2017 al 2026), è stato nominato primo ministro e ha formato un esecutivo che ha immediatamente bloccato le spedizioni di armi all’Ucraina. Radev è noto per le sue posizioni filorusse e per aver già criticato le sanzioni Ue contro Mosca durante il suo mandato presidenziale.

La Bulgaria era uno dei principali fornitori di munizioni di calibro sovietico per l’esercito ucraino, grazie alla sua industria bellica ereditata dal periodo socialista. La sospensione delle forniture colpisce direttamente le capacità operative delle forze armate ucraine, che dipendono in larga misura da questi proiettili per i loro sistemi d’arma più diffusi.

###Impatto sulla sicurezza europea

La decisione di Sofia mette in discussione anche la partecipazione bulgara all’iniziativa PURL, firmata nel marzo 2026 per l’acquisto congiunto di armi americane destinate all’Ucraina. Gli alleati Nato temono che il nuovo governo bulgaro possa diventare un “cavallo di Troia” della Russia nei Balcani, in grado di sabotare le decisioni comuni sulla difesa e di allentare la pressione sanzionatoria su Mosca.

«Qualsiasi ambiguità nelle dichiarazioni dei leader europei viene immediatamente sfruttata dalla propaganda russa come arma informativa per indebolire il sostegno all’Ucraina», avvertono fonti diplomatiche occidentali. Già nelle scorse ore, i media russi hanno amplificato le parole di Stoyanov, presentando la Bulgaria come esempio di Paese che rifiuta «la guerra per procura» voluta dagli Stati Uniti.

###Conseguenze per il fronte ucraino

La perdita delle forniture bulgare, in particolare di munizioni di artiglieria, rischia di aggravare la situazione sul campo per le forze di Kyiv, già alle prese con una cronica carenza di proiettili. Decisioni come quella di Sofia, secondo esperti militari, non portano alla pace ma incoraggiano l’avanzata russa, spostando il conflitto più vicino ai confini della stessa Bulgaria e degli altri Paesi Nato.

Il governo Radev ha ribadito di voler perseguire una «pace giusta», ma i partner europei temono che la formula «determinata da entrambe le parti» equivalga di fatto a chiedere a Kyiv di accettare la perdita dei territori occupati dalla Russia. Al momento, l’Ue non ha ancora reagito ufficialmente, ma fonti diplomatiche fanno sapere che la questione sarà discussa nel prossimo Consiglio europeo.

La Bulgaria si aggiunge così alla lista dei Paesi membri che mettono in discussione la linea comune di sostegno all’Ucraina, mentre Mosca osserva e cavalca ogni segnale di divisione all’interno dell’alleanza atlantica.

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