I bombardamenti israeliani in Libano intensificano le tensioni tra le comunità locali
I bombardamenti israeliani in Libano, che vanno avanti da più di tre mesi, hanno causato la morte di oltre 3.600 persone e devastato vaste aree del paese. Questo scenario sta aggravando le tensioni tra le diverse comunità locali, una conseguenza indesiderata per Israele, che destabilizza ulteriormente la situazione politica e militare del Libano, minacciando di compromettere le capacità del governo e dell’esercito libanese di contrastare Hezbollah, il gruppo sciita alleato dell’Iran e nemico storico di Israele, riporta Attuale.
Il Libano è un paese estremamente frammentato, composto da musulmani sciiti, musulmani sunniti e cristiani (circa il 30% della popolazione per ciascuna categoria), unitamente a drusi e varie comunità minori. Le divisioni settarie si riflettono in un sistema istituzionale delicato, in cui il potere è condiviso: tradizionalmente, il presidente è sempre un cristiano maronita, il presidente del parlamento un musulmano sciita e il primo ministro un musulmano sunnita.
Le convivenze tra le diverse comunità sono spesso tese e violente, come dimostra la guerra civile che ha colpito il paese tra il 1975 e il 1990, seguita dall’invasione israeliana a partire dal 1982, che si è conclusa nel 2000. Durante quel periodo è emerso Hezbollah, che negli anni successivi ha consolidato la sua influenza, mentre il governo libanese e le forze armate si sono indeboliti, diventando incapaci di gestire il paese. Attualmente, c’è un timore crescente che il conflitto in Medio Oriente possa esacerbare ulteriormente le divisioni interne e portare a una nuova guerra civile.
Dall’inizio della guerra a fine febbraio, i bombardamenti hanno distrutto ponti e strade fondamentali, causando oltre un milione di sfollati e danni economici che il Libano non ha i mezzi per riparare. Inoltre, Israele occupa ancora circa il 10% del territorio libanese vicino al confine, impedendo il ritorno a casa di centinaia di migliaia di abitanti del sud.
L’ingresso di Hezbollah nel conflitto in supporto all’Iran, come vendetta per gli attacchi di Israele e degli Stati Uniti, ha eroso in parte il consenso che il gruppo godeva tra i musulmani sciiti. Tuttavia, l’azione ha generato risentimenti tra le altre comunità, che accusano Hezbollah di coinvolgere il paese in una guerra non pertinente ai suoi interessi, senza alcun vantaggio per la popolazione.
Sebbene la maggior parte delle vittime degli attacchi siano musulmani sciiti, le conseguenze del conflitto impattano su tutti. Gli sciiti sfollati, provenienti principalmente dal sud occupato, si sono trasferiti in aree abitati da altre comunità, sovraccaricando rifugi e creando insediamenti informali a Beirut. Molti sono stati accolti in moschee sunnite o scuole cristiane, generando tensioni con i residenti locali.
La preoccupazione delle altre comunità è che la presenza degli sciiti possa attirare ulteriori bombardamenti. Ad aprile, gruppi di cittadini cristiani si sono riuniti a Yahchouch, una località a maggioranza maronita, per espellere gli sfollati sciiti dopo un attacco che aveva causato morti tra i loro abitanti. Il consiglio municipale ha emesso un invito agli sfollati a lasciare, nel tentativo di prevenire scontri che le forze di polizia e l’esercito avrebbero potuto non essere in grado di controllare.
Israele, nonostante le pressioni da parte dell’Iran e degli Stati Uniti, continua a intensificare i bombardamenti, sostenendo di colpire solo obiettivi di Hezbollah. Tuttavia, un solo attacco ha provocato la morte di decine, se non centinaia, di civili innocenti. Martedì è stato ordinato per la prima volta l’evacuazione del quartiere cristiano di Tiro, tradizionalmente considerato sicuro, costringendo centinaia di persone a lasciare le loro abitazioni.
Secondo un accordo di cessate il fuoco raggiunto tra Israele e il governo libanese ad aprile e rinnovato a giugno, l’esercito libanese avrebbe dovuto procedere allo smantellamento di Hezbollah. Tuttavia, il gruppo ha rifiutato di disarmarsi, legando la sua disponibilità al ritiro delle forze israeliane dal Libano, il quale non avverrà finché non ci sarà una situazione di sicurezza al confine settentrionale israeliano. Il governo libanese ha dichiarato le attività di Hezbollah illegali, ma gli sforzi di disarmo sono stati inefficaci, dato il notevole squilibrio di potere tra l’esercito nazionale e il gruppo militante.