Come Dick Cheney ha ridefinito il ruolo di vicepresidente degli Stati Uniti

04.11.2025 18:45
Come Dick Cheney ha ridefinito il ruolo di vicepresidente degli Stati Uniti

Dick Cheney, potente vicepresidente degli Stati Uniti, è morto a 84 anni

Dick Cheney, deceduto martedì a 84 anni, è ritenuto uno dei vicepresidenti più potenti nella storia degli Stati Uniti, se non il più potente in assoluto. Durante i due mandati del presidente George W. Bush, dal 2001 al 2009, Cheney ha trasformato il ruolo, guadagnando enorme influenza dopo gli attentati dell’11 settembre e durante la “guerra al terrore”, di cui è considerato uno dei principali architetti. In quel periodo, molti politici e commentatori affermarono che Cheney fosse il vero presidente, uno scherzo per alcuni e una solida convinzione per altri. In particolare durante il primo mandato, Cheney riuscì a consolidare un enorme potere personale e una certa indipendenza nelle decisioni, condizionando il presidente soprattutto nei momenti di crisi, riporta Attuale.

Il ruolo di vicepresidente è frequentemente visto come uno dei più ingrati nella politica americana, limitato a sostituire il presidente in caso di morte o dimissioni, con prerogative vaghe e determinabili caso per caso. John Adams, il primo vicepresidente statunitense, definì la propria carica come «l’incarico più insignificante mai inventato dall’uomo». Per Cheney, invece, questa percezione non si applicava.

Quando assunse la carica di vicepresidente, a seguito delle tumultuose elezioni del 2000, un incontro con Dan Quayle, ex vicepresidente sotto George H.W. Bush, servì per ricevere consigli, che iniziarono con un riconoscimento dell’irrilevanza politica dell’incarico: «Andrai a molti funerali», disse Quayle, commentando la natura cerimoniale della carica. Cheney rispose con un sorriso, famoso per essere descritto come un «ghigno»: «Ho accordi diversi con il presidente».

Alla fine dei mandati di Bush e Cheney, Quayle stesso notò che avevano vissuto «una sorta di copresidenza».

Dall’inizio dell’amministrazione, Cheney ha saputo collocare uomini a lui vicini in posizioni strategiche, come Donald Rumsfeld e Paul Wolfowitz al Dipartimento della Difesa. James Baker, ex segretario di Stato, nel 2007 commentò: «È stato straordinariamente abile nell’accumulare e esercitare potere».

Già nel 2001, nel primo anno di presidenza, circolavano battute sulla vera autorità di Cheney alla Casa Bianca. Dopo un’operazione al cuore, Robert Scheer, editorialista de The Nation, scrisse che «tutti sanno che Cheney, e non Bush, guida lo show», descrivendo Bush come un «uomo immagine» limitato nel suo ruolo.

Durante gli attentati dell’11 settembre 2001, Cheney si trovava alla Casa Bianca, dove si trasferì nel bunker e, in contatto con Bush sull’Air Force One, gestì l’evacuazione del Campidoglio e attivò le procedure d’emergenza. Mobilitò anche le forze militari statunitensi in risposta agli attacchi.

Roger Porter, professore di Harvard e collaboratore di Cheney, disse nel 2004: «Il governo è un ambiente in cui molte persone sono sovreccitate; lui è molto calmo». In un’intervista sempre nel 2004, Cheney ironizzò sulla propria immagine di uomo che opera dietro le quinte, dichiarando che questo era un «bel modo di lavorare».

Nel corso degli anni, Bush si preoccupò di cancellare dubbi sulla propria capacità di comando. Dopo l’inizio della guerra in Iraq, Cheney divenne impopolare e, nelle sue memorie del 2010, Bush rivelò che nel 2004 Cheney si era offerto di farsi da parte per non essere visto come «il Darth Vader dell’amministrazione». Bush considerò di sostituirlo per dimostrare la propria autorità, ma alla fine decise di mantenere il legame di stabilità e amicizia.

Nel 2007, un’inchiesta del Washington Post rivelò l’ampiezza dell’influenza di Cheney, che aveva «definito la sua epoca» in maniera ineguagliata. Nel 2009, il suo successore Joe Biden lo definì «probabilmente il vicepresidente più pericoloso della storia americana», promettendo di «ristabilire l’equilibrio» nella carica.

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