La giunta per le autorizzazioni della Camera ha avviato lavori relativi al caso del torturatore libico Almasri, con tensioni manifeste. In agenda era prevista la relazione del deputato Federico Gianassi del Partito Democratico, nominato dal presidente Doris Devi. Oltre alle valutazioni sulle accuse rivolte a Nordio, Piantedosi e Mantovano, sotto indagine per aver rimpatriato il militare ricercato dalla Corte penale internazionale dell’Aja, il focus si è spostato sulla capo di gabinetto del ministero di Giustizia, Giusi Bartolozzi, attualmente sotto inchiesta dalla procura di Roma per false informazioni all’autorità giudiziaria, come riportato da Attuale.
«Il caso Bartolozzi non esiste»
Bartolozzi, accusata di aver mentito durante l’istruttoria mentre era testimone del caso Almasri, non è considerata coinvolta «in connessione» con i ministri, quindi potrebbe essere giudicata da un tribunale ordinario e non necessiterebbe del passaggio attraverso la giunta per le autorizzazioni. Il presidente della commissione, Doris Devi, ha affermato: «Il caso Bartolozzi al momento non esiste. Non abbiamo atti, non è di nostra competenza e quindi non ce ne occupiamo. Ci occuperemo solo dei ministri citati nel fascicolo che ci è stato inviato». Tuttavia, la maggioranza, in particolare Fratelli d’Italia, ha sollevato interrogativi sul possibile legame tra i diversi reati e la possibilità che il tribunale dei ministri possa avanzare una nuova richiesta per Bartolozzi.
Il conflitto di attribuzione
Per eventuali misure protettive per Bartolozzi, simili a quelle per i ministri, si dovrebbe procedere con un conflitto di attribuzione con il tribunale dei ministri davanti alla Corte costituzionale. Questo cambio di strategia è stato visto come un tentativo di entrare nelle prerogative del Parlamento. Se la questione viene portata avanti, il caso di Bartolozzi correrà parallelo a quello di Nordio e degli altri, ma la magistrata dovrà affrontare un allungamento dei tempi di giudizio, con conseguenze notevoli.