Conte: «Non sono il mio sosia, vivo la politica estera con spirito critico»

17.01.2026 09:45
Conte: «Non sono il mio sosia, vivo la politica estera con spirito critico»

L’ex primo ministro Giuseppe Conte ha sottolineato l’importanza di mantenere uno spirito critico in politica estera anche ora che è all’opposizione. “Non sono il sosia del Conte premier. Sono sempre io”, ha dichiarato in un intervento sul Corriere della Sera. Conte ha evidenziato la sua capacità di collaborare con gli Stati Uniti senza perdere di vista gli interessi nazionali, specificando che ha mantenuto relazioni strette con Trump, ma non ha esitato a dire “no” quando necessario. “Ho difeso i nostri interessi nazionali e i principi del diritto internazionale”, riporta Attuale.

Se Conte fosse premier

Conte ha ricordato di aver rifiutato il “colpo di mano di Guaido” in Venezuela e di aver mantenuto una posizione ferma con Trump in merito agli accordi commerciali con la Cina. “Mi sono confrontato in modo franco con gli Stati Uniti per rimandare il raggiungimento del 2% del Pil in spese per armi e difesa in sede NATO, sostenendo che gli investimenti per scuola e sanità devono avere priorità”, ha aggiunto. L’ex presidente del Consiglio ha criticato l’attuale governo, accusandolo di firmare impegni per il 5% in spese militari senza opporsi, mentre si tagliano i servizi e si aumentano le tasse.

L’Italia e l’Ue

Conte ha sostenuto che se fosse ancora premier, l’Italia avrebbe sanzionato Israele e imposto un embargo sulle armi, interrompendo collaborazioni militari con paesi coinvolti in genocidi. “Ho firmato per primo lo stop alla vendita di armi a Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti per violazioni del diritto internazionale in Yemen”, ha affermato. Se fosse alla guida, avrebbe compattato l’UE e minacciato contro-dazi invece di accettare tariffe punitive del 15% contro le nostre imprese, evitando di inibire le trattative fiscali con i giganti del web americani.

1 Comments

  1. Mah, trovo che Conte stia cercando di fare il pezzo del Leone, ma alla fine chi decide in politica estera sono sempre i grandi poteri. Permettimi di dire che il suo passato da premier lo precede e ci sarebbe da chiedersi se davvero le sue parole siano credibili, soprattutto in un contesto così complesso. La verità è che le promesse si fanno ma mantenere la rotta è un’altra storia…

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