I Laburisti affrontano crisi interna dopo le deludenti elezioni
I risultati disastrosi dei Laburisti alle elezioni comunali in Inghilterra e parlamentari in Scozia e Galles, tenutesi giovedì, riaccendono il dibattito sulla potenziale sostituzione di Keir Starmer come leader e primo ministro. Da mesi, un settore del partito discute privatamente sulla necessità di chiedere a Starmer di farsi da parte, una decisione rinviata per non compromettere la campagna elettorale, che era vista come un test cruciale della sua leadership, riporta Attuale.
Gli oppositori interni hanno atteso l’occasione per addebitare a Starmer la responsabilità del fallimento elettorale. Sebbene abbia assunto le sue responsabilità, venerdì ha affermato che non intende dimettersi “per non far precipitare il paese nel caos”, evidenziando l’importanza di avere un governo operativo in un momento così delicato, in mezzo alla guerra in Medio Oriente e le sue ripercussioni sull’economia mondiale.
I Laburisti hanno fondamentalmente tre modalità per cambiare leader, anche se uno di essi è reticente come Starmer. Esplorare queste opzioni è cruciale per prepararsi a possibili sviluppi nei prossimi giorni. Tuttavia, è importante notare che tentare di rimuovere un leader non garantisce il successo, e attualmente il partito è talmente diviso che Starmer potrebbe riuscire a mantenere la sua posizione. Le tre modalità sono:
- Starmer si dimette di sua spontanea volontà (improbabile);
- Una mozione di sfiducia che porterebbe a un’elezione interna;
- Proporre una transizione ordinata, concedendo a Starmer il controllo sul processo di cambio di leadership.
Starmer (non) lascia
La prima opzione può essere considerata praticamente impossibile. Starmer ha chiarito ripetutamente che non ha intenzione di dimettersi. Lunedì è previsto un suo discorso alla nazione, durante il quale dovrebbe presentare piani per rilanciare il governo, potenzialmente accompagnato da un rimpasto per neutralizzare i rivali, offrendo loro ruoli ministeriali e cercando di mantenere l’unità del partito, mentre la destra populista di Reform UK guadagna terreno.
La sfiducia
Per avviare una mozione di sfiducia e indire un’elezione interna, è necessaria la richiesta del 20% dei deputati, indicando già un possibile sostituto. Fino al 2021, la soglia era del 10%, ma è stata alzata su iniziativa di Starmer. Con 405 deputati, sarebbero necessarie almeno 81 firme. Secondo diverse fonti, due leader alternativi, il ministro della Salute, Wes Streeting, e l’ex vice primo ministro Angela Rayner, hanno già iniziato a raccogliere queste firme.
Una volta raccolte le firme, queste vanno inviate alla sede centrale dei Laburisti a Londra. Ad oggi, non è ancora avvenuto. Il direttivo quindi raccoglierebbe eventuali ulteriori candidature, ognuna delle quali deve avere il supporto necessario di pari membri del Parlamento. Il leader in carica è automaticamente un candidato nell’elezione interna, alla quale votano gli iscritti al partito, e Starmer ha espresso la sua determinazione a combatterla.
A differenza dei Conservatori, i Laburisti non hanno mai cambiato leader attraverso una mozione di sfiducia. L’unico precedente significativo riguarda Jeremy Corbyn, che nel 2016 vinse l’elezione interna contro coloro che volevano sfiduciarlo, uscendo dall’evento rafforzato. Un punto a favore di Starmer è la sua distanza dalle liti interne che caratterizzano i governi conservatori precedenti, situazione che ci porta all’ultima opzione.
La transizione ordinata
Secondo vari report, l’ala del partito delusa da Starmer potrebbe inviargli una lettera pubblica, chiedendogli di farsi da parte per il bene del partito entro una certa scadenza, ma consentendogli di gestire la successione. Questo modello ricorda la lettera del 2006 che portò all’avvicendamento tra Tony Blair e Gordon Brown.
Il senso di tale lettera oggi, come allora, è quello di dare un ultimatum al primo ministro, minacciando un’ondata di dimissioni negli incarichi governativi da parte dei ribelli in caso di rifiuto. Tuttavia, i promotori della lettera non sono ancora riusciti a garantirsi il supporto di alcun ministro. Secondo il Times, l’ex leader e attuale ministro dell’Energia, Ed Miliband, avrebbe consigliato a Starmer di considerare la possibilità di porre fine alla sua leadership per limitare i danni.
In questa terza opzione, il principale rivale di Starmer, Andy Burnham, sindaco dell’area metropolitana di Manchester, avrebbe più tempo per agire. Attualmente, Burnham non è deputato, ma ha in programma di tornare in Parlamento, essendo già stato individuato un collegio considerato sicuro in cui farsi eleggere.