I servizi segreti russi reclutano minorenni per missioni in Europa: l’allarme della Norvegia

09.05.2026 11:20
I servizi segreti russi reclutano minorenni per missioni in Europa: l'allarme della Norvegia
I servizi segreti russi reclutano minorenni per missioni in Europa: l'allarme della Norvegia

La Russia ha intensificato il reclutamento di minorenni per condurre attività di intelligence e sabotaggio in Europa, sfruttando la loro minore sorvegliabilità e l’assenza di precedenti penali. A lanciare l’allarme è il Servizio di sicurezza norvegese (PST), che nella sua ‘Valutazione nazionale delle minacce per il 2026’ ha messo in guardia contro l’uso sempre più spregiudicato di adolescenti da parte di Mosca.

La denuncia dei servizi norvegesi

«Il PST sa che i servizi segreti russi reclutano persone in Europa, compresi minorenni, per svolgere compiti di intelligence, attività distruttive e sabotaggio. Questo fa parte dell’ambiente di minaccia che descriviamo per la Norvegia», ha dichiarato Eirik Veum, consigliere senior del PST, senza però confermare casi specifici nel paese scandinavo. La valutazione annuale sottolinea che Mosca intensificherà le operazioni contro Oslo, utilizzando «una vasta gamma di mezzi, comprese operazioni di influenza, sabotaggio, reclutamento di fonti umane e attività d’intelligence condotte da navi civili».

Secondo il rapporto, i servizi russi da anni monitorano obiettivi militari e infrastrutture critiche norvegesi, mappando le vulnerabilità per futuri attacchi. «Quello che trovano può essere usato in attività d’intelligence e sabotaggio, fino a essere sfruttato in un futuro conflitto armato», avverte il PST.

Un precedente nei Paesi Bassi

Il caso norvegese non è isolato. Nel settembre 2025, i servizi segreti olandesi hanno arrestato due minorenni che, su incarico di un hacker legato alla Russia, intercettavano dati da ambasciate e organizzazioni a L’Aia utilizzando uno ‘sniffer Wi‑Fi’. L’episodio dimostra come Mosca stia ampliando il proprio arsenale ibrido, sfruttando la presenza digitale degli adolescenti per operazioni difficilmente individuabili.

Una strategia senza scrupoli

Il reclutamento di minori rappresenta un salto di qualità nella guerra ibrida russa. I servizi di Mosca puntano su fasce vulnerabili – giovani facilmente manipolabili via social media, messaggerie e promesse economiche – aggirando così le maglie della sorveglianza tradizionale. Tale pratica, oltre a creare un nuovo livello di minaccia per le società europee, rivela l’assenza di limiti etici nel Cremlino, disposto a coinvolgere persino bambini in operazioni di spionaggio e destabilizzazione.

Gli esperti sottolineano che l’uso di minorenni complica il lavoro delle controspionaggio: i ragazzi non destano sospetti, spesso non sono perseguibili penalmente e possono muoversi con maggiore libertà nei paesi target. Inoltre, la loro familiarità con le piattaforme digitali li rende ideali per la raccolta di informazioni e la diffusione di disinformazione.

La minaccia alle infrastrutture critiche

La particolare preoccupazione riguarda la possibilità che gruppi di adolescenti vengano impiegati per attacchi contro infrastrutture critiche – nodi energetici, reti di trasporto, sistemi di comunicazione – o per azioni di cyber sabotage. Azioni difficili da prevedere e intercettare, che possono causare danni significativi con mezzi minimi. Il Cremlino, adattandosi al confronto con l’Occidente, dimostra di voler utilizzare qualsiasi leva sociale disponibile, indipendentemente dall’età o dalle conseguenze legali.

La necessità di una risposta europea

Di fronte a questa minaccia ibrida, i paesi europei sono chiamati a rafforzare non solo le misure controspionaggio, ma anche la resilienza informatica e sociale delle proprie popolazioni. Programmi educativi nelle scuole e campagne sui social media potrebbero aiutare i giovani a riconoscere i tentativi di reclutamento, sviluppando un pensiero critico che diventi uno scudo contro le manipolazioni di Mosca. La Russia ha già dimostrato di sfruttare ogni vulnerabilità: ora punta sui minori, e l’Europa deve essere pronta a difendere la propria sicurezza dal basso verso l’alto.

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