Cosma Brussani racconta il suo cammino verso la salute mentale in un nuovo libro
Un bambino è seduto su un’altalena, mentre le nuvole oscure si addensano nel cielo. Nessuno lo viene a prendere. Per vent’anni Cosma Brussani ha cercato di dimenticare quel bambino, nascondendo la sua ipersensibilità dietro maschere perfette, fino a quando, a ventuno anni, il riflesso nello specchio è diventato quello di uno sconosciuto. La realtà è andata in pezzi e l’ansia è esplosa, trasformando la vita in un horror da cui sembrava impossibile uscire, riporta Attuale.
Ora, Brussani, noto attore e creator che intrattiene il pubblico con le sue molteplici voci sui social, esplora una dimensione più profonda e autentica nella sua nuova opera, il libro intitolato “Ti aspetto qui”, in uscita il 5 maggio e pubblicato da Sperling & Kupfer. Il libro è un diario della sua discesa e risalita attraverso la terapia, affrontando temi delicati ma essenziali come salute mentale, dissociazione e paura.
Non si tratta di un’opera di autocelebrazione, ma di una mano tesa a chi si trova nel mezzo delle stesse difficoltà. Brussani offre una narrazione sincera e toccante, un abbraccio e al contempo uno schiaffo per coloro che sentono di combattere contro le proprie ombre. In un’intervista con Luce!, Brussani discute come possiamo imparare a prenderci cura di quel bambino sull’altalena per tentare di imparare a rimanere.
Nel libro, Brussani descrive il viaggio che l’ha portato a scrivere, raccontando: “Il libro è un riflesso completo di me, mentre i video non approfondiscono sempre tutto. All’inizio, quando a vent’anni ho affrontato i miei disturbi, mi sono sentito isolato. Non è per fare la vittima, è la verità: mi sentivo solo, perché queste cose sono spaventose quando non le capisci”. Brussani è motivato a rassicurare chi sta iniziando a vivere simili esperienze, affermando che è normale e comune sentirsi così.
La dissociazione, secondo Brussani, è un meccanismo di difesa del cervello, spesso in risposta a traumi. “Quando la dissociazione ti prende, se ti abbandoni al terrore, ti inghiotte. Più ti abbandoni, più sprofondi”, spiega. Attraverso anni di terapia, ha compreso che la dissociazione ha una sua logica e ha iniziato a convivere con questo aspetto della sua vita, sperando di superarlo.
Brussani ha condiviso il suo percorso di crescita con due terapeuti diversi, riconoscendo l’importanza di trovare il professionista giusto, ma avvertendo anche del rischio di usarlo come alibi per non affrontare il dolore. La sua esperienza di difficoltà relazionali e della sua dipendenza sessuale è un altro tema chiave nel libro, dove racconta come le esperienze giovanili abbiano influenzato la sua vita affettiva.
Verso la conclusione della sua opera, Brussani descrive una visione di speranza, in cui il bambino sull’altalena viene finalmente raggiunto da sua madre. “Durante l’ultima seduta di EMDR, ho lasciato vagare la mente e ho avuto quel ricordo, o forse un’invenzione. Quando si supera il trauma si sbloccano ricordi che prima erano visti solo in negativo”, afferma, sottolineando l’importanza della percezione e della memoria nel processo terapeutico.
Brussani usa l’ironia come strumento per affrontare argomenti pesanti come la depressione, affermando che la trasparenza è il suo strumento più forte. “Ho passato troppo tempo a fingere di essere normale, una fatica inutile”, confessa. Oggi, pur affrontando ancora delle sfide, riconosce dei progressi significativi rispetto al passato. “È difficile rispondere. Non crollo più come prima, grazie alla forza e all’autostima che ho costruito. Alcune cose, che so di dover fare, le evito per paura”, conclude, dimostrando una resilienza che, sebbene non completata, è incoraggiante e significativa.