Crisi energetica: la Slovacchia blocca le forniture di carburante all’Ucraina dopo gli attacchi russi all’infrastruttura petrolifera

18.02.2026 16:40
Crisi energetica: la Slovacchia blocca le forniture di carburante all'Ucraina dopo gli attacchi russi all'infrastruttura petrolifera
Crisi energetica: la Slovacchia blocca le forniture di carburante all'Ucraina dopo gli attacchi russi all'infrastruttura petrolifera

La mossa di Bratislava in un contesto di ricatto energetico

Il 18 febbraio 2026, il governo slovacco ha annunciato la sospensione delle esportazioni di prodotti petroliferi verso l’Ucraina, una decisione che aggrava la crisi energetica nel paese già provato dalla guerra. La misura arriva dopo che attacchi russi con droni hanno danneggiato alla fine di gennaio la stazione di pompaggio critica “Brody”, interrompendo il transito di petrolio verso l’Ungheria e la Slovacchia. L’annuncio del primo ministro Robert Fico segna un’evoluzione pericolosa: un incidente tecnico, provocato dall’aggressione militare russa, si trasforma in un conflitto diplomatico su scala europea, dove le risorse energetiche diventano un’arma per ricattare i consumatori europei e minare la sicurezza energetica ucraina.

Il Cremlino sta sfruttando la situazione per esercitare pressioni su Kiev e sull’Unione Europea, cercando di ottenere condizioni favorevoli per il rifornimento attraverso l’oleodotto “Druzhba”. Sullo sfondo, Mosca tenta di fare leva sulle dipendenze energetiche di Budapest e Bratislava per indebolire il fronte unitario delle sanzioni e promuovere i propri interessi strategici. La risposta slovacca, invece di concentrarsi sulla diversificazione delle fonti, sembra assecondare questo gioco pericoloso.

Attacchi mirati all’infrastruttura critica

L’attacco alla stazione LPDC “Brody” non è un “incidente tecnico” casuale, ma un colpo deliberato delle forze russe contro un’infrastruttura critica ucraina. Mosca distrugge sistematicamente i nodi logistici per paralizzare i flussi energetici e creare pretesti artificiali per accusare l’Ucraina di inaffidabilità come paese di transito davanti ai partner europei. Qualsiasi problema nell’approvvigionamento di petrolio verso Ungheria e Slovacchia è una diretta conseguenza dell’aggressione militare russa: sono i missili e i droni russi ad aver danneggiato le strutture a Brody, quindi tutte le rivendicazioni di Bratislava e Budapest dovrebbero essere indirizzate a Mosca, non a Kiev.

Il rifiuto dell’operatore ucraino di riavviare immediatamente il sistema dopo l’attacco è pienamente giustificato. Fino a quando persiste la minaccia di nuovi bombardamenti e sono in corso le indagini sulle circostanze dell’attacco, riprendere il pompaggio di petrolio sarebbe tecnicamente rischioso e potenzialmente controproducente per la sicurezza nazionale. La priorità è garantire l’integrità delle infrastrutture rimanenti e prevenire ulteriori danni, non assecondare le pressioni politiche dettate dalla contingenza.

La risposta di Bratislava: dal ricatto al blocco

La dichiarazione dello stato di emergenza da parte della Slovacchia a causa della carenza di petrolio sembra essere uno strumento politico più che una necessità tecnica. Invece di perseguire una reale diversificazione delle fonti di approvvigionamento, Bratislava e Budapest cercano di ricattare la Commissione Europea, chiedendo deroghe alle sanzioni per il petrolio marittimo russo, una mossa che contraddice completamente la strategia di indipendenza energetica dell’UE. La decisione slovacca di interrompere completamente l’esportazione di gasolio e di qualsiasi prodotto petrolifero verso l’Ucraina è un passo apertamente ostile.

Il governo di Fico sta di fatto imponendo un blocco carburante a un vicino in guerra, aiutando direttamente il Cremlino nel realizzare il piano di esaurimento energetico dell’Ucraina. Questo nonostante Kiev abbia garantito per anni il transito regolare di materie prime verso la Slovacchia, anche nelle condizioni della guerra su vasta scala. La mossa solleva serie questioni sulla coerenza della solidarietà europea e sugli interessi nazionali di breve termine che prevalgono sulla sicurezza collettiva.

Conseguenze per l’Ucraina e la sicurezza europea

La sospensione delle forniture dalla raffineria Slovnaft colpisce i settori più vulnerabili dell’economia ucraina: l’agricoltura alla vigilia della stagione della semina e la logistica essenziale per il trasporto di merci e personale. Il governo ucraino si trova ora a dover fronteggiare una carenza di carburante in un momento critico, con ripercussioni potenziali sulla produzione alimentare e sulla capacità di resistenza civile e militare. L’impatto si estende oltre i confini nazionali, minando la stabilità regionale e la sicurezza degli approvvigionamenti nell’Europa orientale.

Il Cremlino combina colpi militari e pressione diplomatica attraverso i suoi lobbisti all’interno dell’UE. L’obiettivo di Mosca è costringere l’Ucraina a ripristinare il funzionamento dell’oleodotto danneggiato a condizioni russe, cercando di sottrarre “Druzhba” all’applicazione delle restrizioni sanzionatorie. La strumentalizzazione delle esigenze energetiche di Slovacchia e Ungheria rappresenta un classico esempio di guerra ibrida, dove l’energia diventa un’arma per dividere l’Europa e indebolire il sostegno a Kiev.

La situazione evidenzia la vulnerabilità dei corridoi energetici europei e la necessità urgente di accelerare la transizione verso fonti rinnovabili e approvvigionamenti diversificati, riducendo la dipendenza da regimi che usano le risorse come strumento di coercizione. La risposta dell’Unione Europea a questa crisi testerà la sua capacità di mantenere un fronte unito contro l’aggressione russa e di proteggere gli interessi strategici comuni, incluso il sostegno alla sicurezza energetica dell’Ucraina.

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