Crollo del ponte Morandi: oggi la sentenza del processo, 57 imputati a rischio carcere

16.07.2026 07:45
Crollo del ponte Morandi: oggi la sentenza del processo, 57 imputati a rischio carcere

Sentenza sul crollo del ponte Morandi: attesa per il verdetto dopo anni di processo

Oggi segna un momento cruciale per il crollo del ponte Morandi, il disastro che il 14 agosto 2018 ha provocato la morte di 43 persone a Genova. I giudici del tribunale ligure sono attesi a pronunciarsi in primo grado, chiudendo un maxi-processo che ha visto 4 anni di dibattimenti, 284 udienze e un’impressionante mole di dati: 12 terabyte di materiale informatico per determinare le responsabilità del tragico evento, riporta Attuale.

In totale, 57 persone, tra ex dirigenti, manager e tecnici di Autostrade per l’Italia (Aspi), della controllata Spea e del ministero dei Trasporti, sono state messe sotto accusa. I reati contestati dalla Procura di Genova includono omicidio colposo plurimo, crollo doloso e attentato alla sicurezza dei trasporti. L’accusa sostiene che, per anni, l’amministrazione di Aspi avrebbe ridotto le spese per la manutenzione autostradale per garantire maggiori dividendi agli azionisti.

La Procura ha richiesto complessivamente quasi 400 anni di carcere per i 56 imputati; la pena più severa, 18 anni e 6 mesi, è stata proposta per l’ex amministratore delegato di Aspi, Giovanni Castellucci, che durante il processo ha dichiarato: “Mi sento responsabile ma non colpevole”. Le società coinvolte sono uscite dal processo penale attraverso un accordo che prevede un risarcimento di quasi 30 milioni di euro.

Ieri, alla vigilia della sentenza, l’attuale amministratore delegato di Aspi, Arrigo Giana, ha pubblicato una lettera aperta per “rompere il silenzio”. Estraneo ai fatti all’epoca del crollo, Giana ha dichiarato: “Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione. Dopo il crollo, mi sono chiesto come fosse possibile non chiedere immediatamente scusa”.

Giana ha inoltre affermato: “Porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va oltre l’accertamento delle responsabilità”, sottolineando il “nuovo corso sotto il controllo dello Stato”. Ha chiuso la lettera richiedendo scusa “ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani”, pur riconoscendo che nessun gesto potrà mai cancellare il dolore di chi ha perso i propri cari.

La reazione dei familiari delle vittime è stata rapida e decisa. Egle Possetti, portavoce del Comitato ricordo vittime, ha espresso il suo sgomento: “Credo che neanche Totò, in qualche sceneggiatura, avrebbe potuto immaginare un momento meno opportuno. Gli amministratori di questa società parlano di scuse solo sotto la pressione degli eventi.”

Possetti ha concluso affermando: “Le scuse non bastano, sono necessari fatti concreti. Invito il nuovo AD a continuare a lavorare; noi siamo preoccupati per la sicurezza”.

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