La crisi del petrolio a Cuba: un quadro critico dopo le pressioni degli Stati Uniti
Negli ultimi mesi, Cuba ha affrontato una crisi del carburante che minaccia di paralizzare la sua già fragile economia, a causa delle severe pressioni economiche e militari imposte dagli Stati Uniti. Il blocco quasi totale delle importazioni di petrolio, avviato dall’amministrazione Trump, ha privato l’isola di risorse cruciali, contribuendo a un’emergenza energetica crescente, riporta Attuale.
Fino a gennaio 2025, Cuba si era appoggiata su una rete di paesi amici per rifornirsi di beni essenziali. Tuttavia, l’implementazione di nuove sanzioni ha rovinosamente ridotto le importazioni, mettendo in crisi un sistema già vulnerabile. La produzione energetica cubana è nettamente insufficiente rispetto al fabbisogno interno, con recenti rapporti che indicano una riduzione dell’importazione di carburante che sta strangolando l’economia dell’isola.
Già durante la Guerra Fredda, Cuba beneficava sostanzialmente del supporto dell’Unione Sovietica, che le forniva beni di prima necessità. Ma il crollo del blocco sovietico nel 1991 portò a una crisi economica devastante, con il PIL che calò drasticamente e una riduzione del 90% nelle importazioni di petrolio, causando una significativa carenza alimentare.
La situazione attuale riflette una dipendenza storica dalla fornitura estera di beni e servizi. Malgrado l’embargo statunitense in vigore dal 1960, Cuba ha cercato di costruire relazioni di sostegno, in particolare con il Venezuela e il Messico. Tuttavia, le recenti tensioni internazionali hanno complicato ulteriormente la situazione, con l’interruzione totale delle forniture petrolifere venezuelane dopo l’acquisizione del controllo del settore da parte degli Stati Uniti.
Il Messico, nonostante le sue relazioni storicamente positive con Cuba, ha dovuto interrompere le spedizioni di petrolio dopo l’introduzione di dazi da parte degli Stati Uniti, causando un ulteriore isolamento dell’isola. La presidente messicana, Claudia Sheinbaum, ha tentato di compensare questa mancanza inviando aiuti umanitari sotto forma di generi alimentari e beni di prima necessità.
In questo contesto, la Cina e la Russia rimangono le potenze più influenti nella rete di supporto a Cuba. Sebbene la Cina non possa offrire grandi quantità di petrolio, mantiene relazioni diplomatiche e commerciali solide, promettendo di sostenere l’isola. Tuttavia, finora questo supporto non si è tradotto in aiuti tangibili sufficienti per alleviare la crisi in atto.
Parallelamente, la Russia continua a vendere piccole quantità di petrolio, ma non ha ancora concretizzato un rientro significativo nel mercato cubano. L’ambasciatore russo ha dichiarato che le forniture potrebbero riprendere, ma senza conferme di imminenti accordi.
In conclusione, la crisi del carburante a Cuba evidenzia la vulnerabilità di un’isola troppo dipendente dall’estero, mentre le pressioni esterne continuano a minacciare la stabilità economica e la qualità della vita dei cittadini cubani.
È incredibile pensare a quanto Cuba sia vulnerabile. La mancanza di petrolio può davvero distruggere un’economia già fragile. La storia si ripete e sembra che il destino dell’isola dipenda sempre dalle pressioni esterne. Cosa succederà ora?