Cuba chiude ospedali per crisi energetica mentre i medici continuano a formarsi ed emigrare

26.04.2026 13:15
Cuba chiude ospedali per crisi energetica mentre i medici continuano a formarsi ed emigrare

Crisi sanitaria a Cuba: la chiusura di ospedali e la mancanza di risorse mette in ginocchio il sistema sanitario

In risposta all’enorme crisi energetica e carburanti causata dal blocco imposto dagli Stati Uniti, il regime cubano ha implementato misure straordinarie, chiudendo vari ospedali, anche di grande importanza, per risparmiare elettricità e risorse. Questa drastica decisione evidenzia la gravità della situazione attuale, considerata da molti come una certificazione temporanea ma chiara del fallimento del sistema, riporta Attuale.

Da decenni, il sistema sanitario cubano era considerato un vanto del regime, ma le condizioni odierne raccontano una storia differente. Visitando un ospedale a L’Avana, si può notare il deterioramento strutturale e la carenza di medicinali. Paradossalmente, Cuba continua a formare ed esportare un gran numero di medici e infermieri di alto livello, ma gli ospedali sono ridotti a luoghi fatiscenti e privi di equipaggiamenti fondamentali. Ad esempio, i pazienti in attesa di interventi hanno spesso l’obbligo di portare da casa guanti per il medico, poiché le strutture non ne dispongono.

Negli ultimi anni, la situazione è peggiorata in concomitanza con l’aggravarsi della crisi economica. Fino al 2021, i tassi di mortalità infantile in Cuba erano paragonabili a quelli dei paesi europei, con la spesa pubblica sanitaria che superava la media mondiale. La crisi, però, ha colpito duramente il settore: famiglie intere hanno visto negati i trattamenti medici e le attese per operazioni chirurgiche si sono allungate vertiginosamente.

Dalla fine di gennaio 2025, quando gli Stati Uniti hanno bloccato ogni rifornimento petrolifero all’isola, gli ospedali cubani hanno subito ulteriori conseguenze disastrose. In assenza di carburante, molte fabbriche sono state costrette a fermarsi e il sistema elettrico ha subito gravi blackout. Il governo ha risposto concentrando pazienti e trattamenti in alcuni centri polifunzionali, rinviando operazioni e vaccinazioni. La viceministra della Salute ha recentemente dichiarato che 96.000 persone sono in attesa di interventi chirurgici e che 20.000 procedure di dialisi e radioterapie sono a rischio.

Un esempio emblematico è l’ospedale Calixto García de L’Avana, storicamente uno dei più importanti dell’isola. Attualmente, molti pazienti sono costretti a rimanere distesi su barelle, assistiti da un numero insufficiente di infermieri. Le carenze non si limitano agli strumenti medici ma includono anche la disponibilità di medicinali. In un contesto in cui le farmacie sono perlopiù vuote, i cubani sono costretti a cercare medicinali sul mercato nero, affrontando costi insostenibili. Un sondaggio ha mostrato che solo il 3% della popolazione riesce a trovare medicinali necessari nelle farmacie.

Le condizioni critiche del sistema sanitario cubano sono state ulteriormente amplificate da epidemie di chikungunya, dengue e oropouche, che si sono diffuse rapidamente e hanno rivelato gravi lacune nella capacità di risposta del sistema. Questa situazione ormai insostenibile mette a rischio la salute di milioni di cubani e pone interrogativi sul futuro del settore sanitario dell’isola.

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