Cuba esaurisce tutte le scorte di combustibile, blackout e proteste in aumento
Mercoledì, il ministro cubano dell’Energia e delle Miniere, Vicente de la O Levy, ha annunciato che Cuba ha esaurito tutte le scorte di petrolio, gasolio e olio combustibile, essenziali per alimentare la rete elettrica nazionale, nella quale l’80% funziona con centrali a combustibile. I blackout, già prolungati, ora si sono estesi ulteriormente: la corrente elettrica arriva solo per un paio d’ore al giorno, principalmente di notte, anche nella capitale, L’Avana. L’esaurimento delle riserve avrà gravi conseguenze sul già limitato sistema dei trasporti e sul funzionamento degli ospedali, che da alcuni mesi si occupano esclusivamente di casi urgenti, riporta Attuale.
Dalla fine di gennaio, gli Stati Uniti hanno bloccato le consegne di combustibile all’isola, attuando misure di pressione navale e minacciando sanzioni e dazi a chi continua a rifornire Cuba. Con la cattura di Nicolás Maduro, il Venezuela ha cessato le forniture di petrolio, così come il Messico, sotto minaccia statunitense, interrompendo di fatto l’arrivo delle scorte essenziali per il paese. Solo una petroliera russa, con 100mila tonnellate di petrolio, è giunta sull’isola a fine marzo, ma de la O Levy ha confermato che anche quella dotazione è stata completamente utilizzata: «Non ci resta assolutamente niente».
Sull’isola, molti veicoli elettrici, ricaricati durante le rare ore di fornitura di energia, ora non riescono nemmeno a riempire le batterie. I due terzi del fabbisogno energetico cubano venivano coperti da importazioni di combustibile, con l’80% dell’energia generata da 16 vecchie centrali termoelettriche. Attualmente, queste operano solo grazie a una misera produzione interna di petrolio, mentre una parte marginale di energia proviene dal gas naturale e da fonti rinnovabili.
Cuba ha tentato di aumentare la generazione di energia elettrica tramite pannelli solari, installati da aziende cinesi, passando da poco più di 200 megawatt nel 2024 a quasi 1.300 nel 2025. Tuttavia, tali quantità rimangono limitate e la rete elettrica cubana, in pessime condizioni, non è in grado di assorbire la produzione di energia.
La vita quotidiana dei cubani è diventata insostenibile. Havana Times, un giornale online con sede in Nicaragua, ha riferito che «anche dormire è diventato un lusso», in un contesto di temperature in aumento e assenza di aria condizionata. Molti cubani si trovano costretti ad attività come cucinare o ricaricare dispositivi in fasce orarie notturne, tra le 3 e le 5 del mattino. Solo una parte della popolazione, quella che negli ultimi anni si è dedicata al turismo, riesce a usufruire di pannelli solari e accumulatori, mentre i generatori a carburante risultano oramai inoperabili.
Negli ultimi giorni, a L’Avana, si sono verificate numerose proteste a causa della mancanza di elettricità, specialmente attraverso i cacerolazos, in cui gruppi di persone battono su pentole di ferro per protestare. Durante la scorsa notte, ci sono state anche manifestazioni più incisive, con piccole barricate nelle strade.
Attualmente, non ci sono informazioni chiare sullo stato delle trattative tra il governo cubano e l’amministrazione statunitense, che dal 1 maggio ha inasprito ulteriormente le misure economiche, rendendo sanzionabile qualsiasi azienda statunitense in commercio con Cuba, particolarmente nei settori dell’energia, finanziario e della sicurezza. Mercoledì, il Dipartimento di Stato americano ha offerto 100 milioni di dollari di aiuti a Cuba, a condizione che vengano attuate «riforme significative del sistema comunista».
CNN ha riportato questa settimana un’analisi che evidenzia un numero elevato di voli di ricognizione statunitensi intorno all’isola, condotti da aerei e droni, in particolare nelle due principali città dell’isola, L’Avana e Santiago. Le finalità di queste operazioni rimangono poco chiare, mentre Trump ha lasciato intendere più volte di prendere in considerazione possibili azioni militari per porre fine al regime comunista cubano.