Massimo D’Alema ha presentato il nuovo numero di Italianieuropei presso il Campidoglio, dedicato alle esperienze dei sindaci di centrosinistra nelle principali città italiane, guardando alle metropoli come un possibile punto di ripartenza per la sinistra, riporta Attuale.
Casa, trasporti, sicurezza, welfare, ambiente e innovazione. Questi sono i temi principali su cui i sindaci si confrontano quotidianamente, e D’Alema sta cercando di portarli al centro del dibattito politico nazionale. Il 15 settembre, ha riunito al Campidoglio diversi sindaci di centrosinistra per discutere le esperienze amministrative, mentre si apre la discussione sulle primarie per scegliere il candidato alla guida della coalizione.
All’evento, oltre al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, hanno partecipato anche Gaetano Manfredi, Beppe Sala e Matteo Lepore, che hanno condiviso le loro esperienze su problemi e soluzioni e sul rapporto con il governo. Anche la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, presente nonostante il ritardo, ha smentito le voci riguardanti la sua vicinanza a Conte: «La ringrazio molto per essere qui. Fino a ieri la sciocchezza era che noi sostenevamo Conte, ma meglio incoraggiare la varietà delle sciocchezze, che si eliminano l’una con l’altra».
D’Alema e il Modello Manchester
D’Alema ha chiarito l’obiettivo del numero di Italianieuropei, la rivista da lui fondata nel 1998: «Offrire ai sindaci la possibilità di dare un contributo con un vocabolario comune», comparando esperienze territoriali e risposte concrete alle problematiche dei cittadini. Secondo l’ex premier, la metropoli rappresenta non solo «si vivono le contraddizioni più clamorose», ma è anche il luogo in cui «si elaborano le culture dell’innovazione e del cambiamento».
D’Alema osserva come «in un’ondata populista mondiale, le città metropolitane abbiano tutte sindaci di sinistra» e menziona il nuovo corso labourista in Inghilterra, citando l’ex sindaco di Manchester, Andrew Murray Burnham, come esempio. La sua osservazione si basa su esperienze personali legate al figlio che vive in Inghilterra, portandolo a seguire con interesse le evoluzioni politiche nel Regno Unito. «Noi qui abbiamo lanciato un contributo di idee. Non è mio compito far diventare primo ministro un sindaco».
Il nodo delle primarie
D’Alema spera che le esperienze amministrative possano fungere da strumento per «trasformare quel no» espresso da gran parte del Paese al referendum sulla giustizia «in un sì», auspicando di arrivare alle elezioni senza divisioni. Attualmente, considera le primarie «una follia», un sentimento condiviso da diversi sindaci presenti all’evento. Manfredi ha dichiarato: «se le evitiamo è meglio. Sicuramente non parteciperò», mentre Lepore ha aggiunto: «Ben venga evitarle se riusciamo a trovare un leader in un altro modo». Al contrario, Beppe Sala ha affermato che le primarie «non devono essere un dogma» e ha accennato ai possibili candidati, come Manfredi e Gualtieri, etichettandoli come «tre nomi eccellenti».
D’Alema contro la riforma elettorale: «Distrutto il principio della rappresentanza»
D’Alema ha smentito ogni speculazione su un nuovo «partito dei sindaci», riferendosi poi alla riforma della legge elettorale e criticando la proposta di eliminare i collegi uninominali. Ricorda l’importanza del rapporto diretto con il territorio: «Io tutte le settimane dovevo andare a Gallipoli perché ero il loro deputato e loro lo sapevano», sottolineando come «questo principio della rappresentanza è stato distrutto».
Ha accusato la maggioranza di voler modificare la legge elettorale a proprio favore, affermando: «In cinque anni non abbiamo avuto una politica nazionale. I governi non devono durare, devono fare qualcosa». Ha evidenziato un paradosso governativo caratterizzato da un forte anti-europeismo, che ha beneficiato delle risorse degli avversari, dichiarando: «Governo Meloni meno PNRR: non è zero, è meno X».
Il tema abitativo
Tra i problemi più evidenti discussi dai sindaci vi è l’emergenza abitativa. Nel numero di Italianieuropei, si propone di intervenire non solo aumentando l’offerta di alloggi, ma anche riformando la domanda e gestendo il patrimonio esistente, ispirandosi a best practice europee. Gualtieri ha criticato l’attuale Piano casa del governo, affermando: «presuppone che con poche migliaia di euro si ristrutturino le case popolari», sollecitando un incremento delle case popolari da 800mila a un milione.
Le proposte includono anche il ripensamento delle forme abitative urbane, attraverso co-housing e altre forme di abitare comunitario. Beppe Sala ha insistito su un nuovo modello di collaborazione tra pubblico e privato: «Solo a Milano ci sono 800mila appartamenti: le case popolari sono solo 70mila», e il settore pubblico non può farsi carico del problema da solo, richiedendo invece «un patto solido in cui il pubblico dà le regole con il privato».
Gualtieri: «Noi sindaci abbiamo scarsa autonomia. Salvini sa persino a che velocità si deve andare per le strade»
Il tema del potere ridotto dei sindaci è emerso frequentemente dai vari interventi, con i Comuni sempre più coinvolti in questioni che esulano dalle loro competenze. Matteo Lepore, sindaco di Bologna, ha commentato: «Il governo da quattro anni scarica il barile su sindaci e sindache: credo sia arrivato il momento in cui deve invece ringraziarli». Gualtieri ha lamentato una «scarsa autonomia», accusando il governo di centralismo e ironizzando sulla normativa del ministero riguardo alla velocità nei centri storici: «Pare che Salvini… stia andando oltre». La critica è stata ribadita da Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, e Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia, che ha notato la mancanza di dialogo da parte di Giorgia Meloni con i sindaci rispetto all’impegno di Schlein a partecipare di più.
Sala: «La sinistra smetta di dire che non è interessata alla sicurezza»
Infine, Beppe Sala ha affrontato il tema cruciale della sicurezza, respingendo l’idea che la sinistra non si preoccupi di questo aspetto. Ha correlato la questione all’emergenza abitativa e al sistema carcerario, notando come la criminalità giovanile sia in forte aumento. Ha anche contestato la trasparenza dei dati sulle forze dell’ordine: «Sfido chiunque ad avere un dato di quante sono le forze dell’ordine nelle nostre città», evidenziando i «90mila liberi sospesi» che non sanno se e quando sconteranno la pena. La questione del sovraffollamento