Referendum sulla giustizia: la corsa tra governo e opposizione si intensifica
Nessuno vuole caricarsi il rischio della sconfitta, tutti vogliono intestarsi la possibilità della vittoria. La campagna referendaria sulla giustizia ha preso avvio con la formazione di comitati referendari per il Sì e per il No e la raccolta di firme parlamentari. Il primo comitato per il No, guidato dal professor Enrico Grosso, ha denunciato la riforma come “uno specchietto per le allodole” volto a compromettere l’autonomia della magistratura. La premier Giorgia Meloni e la leader del Pd Elly Schlein devono ora navigare una situazione complessa, evitando di rimanere impigliate in rapporti eccessivi con il potere giudiziario, riporta Attuale.
Dopo l’approvazione della riforma, i magistrati hanno prontamente preso posizione. L’Anm ha creato un comitato per il No che non coinvolge partiti politici, ma apre le porte a tutte le forze della società civile. La polemica tra Antonio Di Pietro, sostenitore della separazione delle carriere, e suoi ex colleghi è indicativa delle divisioni che attraversano il panorama giuridico e politico italiano. Nonostante ciò, figure come Goffredo Bettini e Stefano Ceccanti, esponenti del Pd, hanno espresso il loro sostegno alla riforma, mentre l’ex avvocato di Berlusconi, Franco Coppi, si oppone.
Il referendum sulla separazione delle carriere tra pm e giudici, previsto per la primavera del 2026, rappresenta una rilevante prova di qualificazione per i partiti in vista delle elezioni del 2027. Secondo recenti sondaggi, la situazione sembra avvantaggiare il centrodestra, guidato da Meloni, a scapito dell’asse Schlein-Conte-Landini. Il sottosegretario alla presidenza, Alfredo Mantovano, ha affermato che la riforma mira a “far valere il merito sulla dinamica correntizia”.
Il referendum si profila dunque come un snodo cruciale per i futuri schieramenti politici, compresa la successione al Quirinale nel 2029 e le possibili riforme istituzionali in senso presidenziale. Il centrodestra si schiera con la riforma, ma all’interno del centrosinistra emergono voci critiche da parte dei garantisti. Italia Viva gioca a fare da intermediaria, mentre Azione sostiene il garantismo, cercando di stabilire un collegamento con i liberisti del centrodestra.
Paradossalmente, per la prima volta dopo anni, i sondaggi sembrano avvalorare le critiche nei confronti del potere giudiziario, un tempo visto come strumento di moralizzazione della politica in seguito a Tangentopoli.