Crisi interna per il partito polacco Diritto e Giustizia: Kaczyński caccia Morawiecki e parlamentari
Il partito di estrema destra Diritto e Giustizia (PiS), che ha governato la Polonia dal 2015 al 2023, è alle prese con una delle crisi peggiori della sua storia. Venerdì scorso, il cofondatore e presidente Jarosław Kaczyński ha espulso Mateusz Morawiecki, ex primo ministro e tra i massimi dirigenti, insieme a circa trenta parlamentari, accusandoli di complottare contro di lui. Tale mossa indebolisce Diritto e Giustizia, principale oppositore del governo europeista di Donald Tusk, a poco più di un anno dalle elezioni fissate per ottobre 2027, riporta Attuale.
La scissione è il risultato di un ultimatum di Kaczyński, culminato dopo mesi di tensioni con Morawiecki. Kaczyński, 77 anni, figura dominante nella politica polacca da decenni, era in disaccordo con Morawiecki sulla strategia elettorale. Mentre Morawiecki desiderava attrarre l’elettorato conservatore moderato, Kaczyński puntava a conquistare i voti di partiti più estremisti come la Confederazione Libertà e Indipendenza e la Confederazione della Corona polacca, che negli ultimi anni hanno sottratto consensi al PiS.
A marzo, Kaczyński aveva designato Przemysław Czarnek, ex ministro dell’Istruzione con posizioni ultrapatriottiche e integraliste, come candidato alla premiership, interpretato come un tentativo di marginalizzare Morawiecki, considerato il candidato più naturale. Morawiecki, attualmente in difficoltà, ha creato ad aprile una nuova associazione, Rozwój Plus, descritta come un think tank e concepita per influire sul partito. Tuttavia, questa iniziativa ha provocato un primo scontro con Kaczyński.
La settimana scorsa, Kaczyński ha dato termine fino alla mezzanotte di venerdì ai parlamentari per firmare una dichiarazione di fedeltà, impegnandosi a non unirsi a organizzazioni interne. Sebbene non fosse menzionata esplicitamente, l’associazione Sviluppo Plus ne era chiaramente l’obiettivo. Kaczyński ha dichiarato che non era un ultimatum, ma 37 parlamentari, inclusi Morawiecki e diversi alleati, non hanno firmato e sono stati espulsi.
Le espulsioni privano Diritto e Giustizia dello status di gruppo parlamentare più numeroso, che ora passa al partito di Tusk, Piattaforma Civica, sebbene gli espulsi non abbiano ancora cambiato formalmente gruppo. Morawiecki si presenta ancora sui social come vicepresidente del PiS, puntando a sottrarsi alla narrazione di Kaczyński riguardo a un tradimento e accusa quest’ultimo di non tollerare il dissenso.
Questi sviluppi sono una notizia positiva per Tusk, il quale deve fronteggiare una coalizione frammentata e non ha realizzato riforme significative, come il ripristino del diritto all’aborto. Le principali riforme da lui approvate riguardano l’immigrazione, seguendo una linea più restrittiva simile a quella del PiS, mentre altre sono state bloccate dai veti del presidente Karol Nawrocki, espressione della destra.
Nel 2025, la vittoria di Nawrocki, al ballottaggio contro un candidato di Tusk, era stata vista come una bocciatura del governo europeista. Anche se Kaczyński cerca di mantenere il controllo, il politologo Antoni Dudek ha osservato che «quanto è successo non significa che la destra abbia già perso le elezioni. Solo perché è divisa, non significa che non possa ottenere più di 230 parlamentari», ovvero una maggioranza.
A un ipotetico nuovo partito di Morawiecki i sondaggi attribuiscono il 6,2%. Sebbene Diritto e Giustizia sia ai minimi storici, potrebbe comunque ottenere la maggioranza alleandosi con gli altri partiti, incluse le forze moderate e Morawiecki stesso. In questo scenario, paradossalmente, Morawiecki potrebbe avere migliori possibilità di tornare premier rispetto a quando era attivamente sostenuto dal suo ex partito.