Epstein e i legami ambigui con la Russia: i documenti svelano tentativi di contatti con Putin

11.02.2026 10:25
Epstein e i legami ambigui con la Russia: i documenti svelano tentativi di contatti con Putin

I legami ambigui di Jeffrey Epstein con la Russia: emerge un quadro complesso

I documenti degli “Epstein files”, recentemente pubblicati dal dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, rivelano relazioni ambigue tra Jeffrey Epstein e la Russia, con l’intento di incontrare il presidente Vladimir Putin, evento che però non si è mai concretizzato, riporta Attuale.

Tra le comunicazioni, vi sono email scambiate con noti esponenti diplomatici, come gli ex primi ministri Thorbjørn Jagland (Norvegia) ed Ehud Barak (Israele). Epstein chiedeva loro supporto per ottenere un incontro con Putin, offrendosi di fornire assistenza. In un secondo momento, tentò di incontrare anche il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, dopo aver fallito nel contattare il presidente russo.

I contatti di Epstein risalgono a prima e dopo le elezioni presidenziali statunitensi del 2016, durante le quali i servizi segreti russi tentarono di interferire per facilitare la vittoria di Donald Trump. Riuscire a contattare Putin, un leader noto per essere inavvicinabile, è estremamente difficile, ma Epstein si avvaleva di una rete di relazioni influenti che aveva costruito nel tempo. Questa rete era rimasta in gran parte intatta anche dopo la sua prima condanna nel 2008 per sfruttamento sessuale di minorenni.

Nelle email del 2013, Jagland comunicò a Epstein di aver riferito del suo interesse a Putin e, nel 2018, che lo avrebbe incontrato a Parigi dopo un colloquio a Mosca con il presidente russo. All’epoca, Jagland ricopriva il ruolo di segretario generale del Consiglio d’Europa. Giovedì ha avviato un’indagine in Norvegia riguardo i contatti avuti con Epstein, coinvolgendo anche altri politici locali.

Oltre ai leader politici, Epstein è riuscito a stabilire contatti diretti con diplomatici russi. Dal 2006, interagì con Vitaly Churkin, l’allora ambasciatore russo alle Nazioni Unite, aiutandolo anche a trovare uno stage per il figlio. Epstein si vantava di aver aiutato Churkin a “capire Trump” e lo descrisse come il suo interlocutore fino alla morte di quest’ultimo nel 2017.

Inoltre, Epstein ebbe contatti con Sergey Belyakov, ex viceministro allo Sviluppo Economico, il quale, secondo le fonti, facilitò l’ottenimento di un visto per Epstein per la Russia. Nonostante le sue richieste nel corso degli anni, il suo ultimo viaggio noto nella Federazione russa risale al 2002. Epstein organizzò anche un incontro tra Belyakov e l’imprenditore tecnologico Peter Thiel, cofondatore di PayPal e sostenitore della campagna di Trump.

Emergono legami anche con Masha Drokova Bucher, ex membro del movimento giovanile putiniano, ora venture capitalist in California. Drokova, che si è pubblicamente distanziata dal regime, è stata accusata di aver proposto investimenti nel settore tecnologico statunitense a oligarchi russi, ma ha sempre smentito tali affermazioni. Una email del 2017 rivela il suo interesse riguardo a possibili sanzioni alle aziende russe.

Nonostante i risultati dei contatti di Epstein possano sembrare limitati, essi avevano un significato strategico per entrambe le parti. Per Epstein, si trattava di una strategia per riabilitarsi dopo la condanna, mentre per la Russia rappresentavano un’opportunità per usare la rete di Epstein per facilitare investimenti e limitare i danni provenienti dalle sanzioni, in un periodo post-annessione della Crimea nel 2014.

Recentemente, il governo polacco ha avviato un’indagine sui legami tra Epstein e la Russia, mentre il portavoce del regime russo, Dmitry Peskov, ha smentito qualsiasi coinvolgimento governativo. “La teoria che Epstein fosse controllato dai servizi segreti russi può essere presa in molti modi, ma non seriamente”, ha dichiarato Peskov.

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