Milano – Davide Fontana, ex bancario e food blogger, è stato condannato all’ergastolo senza isolamento diurno per aver ucciso Carol Maltesi, 28enne madre di un bambino di sei anni, il 11 gennaio 2022. La vittima è stata colpita con tredici martellate durante la realizzazione di un video erotico per OnlyFans. Dopo l’omicidio, Fontana ha smembrato il corpo e ha tenuto i resti in un congelatore per due mesi prima di abbandonarlo in una discarica. La sentenza di ieri, emessa dall’Appello ter, ha confermato la premeditazione, un aspetto controverso durante il processo, e ha richiesto sei processi e due condanne all’ergastolo per arrivare a questo verdetto, riporta Attuale.
Il percorso
La Cassazione aveva annullato due precedenti sentenze, rilevando vizi nella motivazione riguardante l’aggravante della premeditazione. Tuttavia, la vicenda non è conclusa, poiché il legale di Fontana, Stefano Paloschi, ha già annunciato un ulteriore ricorso per contestare nuovamente l’aggravante. La difesa sostiene che si trattò di un dolo d’impeto, facendo riferimento al percorso di giustizia riparativa intrapreso da Fontana, che secondo loro dovrebbe essere considerato ai fini di una diminuzione della pena. Al contrario, l’accusa sostiene che si sia trattato di un massacro premeditato, motivato dalla paura di Fontana di perdere Carol, che aveva annunciato di voler cambiare vita per occuparsi del figlio.
Fontana: chiedo scusa a tutti
Ieri, in aula, Fontana, visibilmente dimagrito a causa di una malattia, ha tentato di difendersi: “Non ho mai potuto organizzare di far del male a lei. Ciò è lontano da ciò che ero e che sono. Mi spiace e mi vergogno, quell’orrore non mi è mai appartenuto, chiedo scusa a tutti”. Ha continuato dicendo: “Con il passare del tempo realizzo ciò che ho fatto; anche se posso sembrare freddo, provo grande dolore dentro di me e non potrò mai riparare al dolore e alla sofferenza causata, ma ci proverò fino all’ultimo giorno”. In risposta, la procura ha sottolineato l’importanza della premeditazione, affermando che in situazioni simili “ai fini di una diminuzione della pena per la giustizia riparativa, è necessario almeno un incontro con le persone offese dal reato, il che non è avvenuto in questo caso”.
“No a un incontro di giustizia riparativa”
La famiglia di Carol ha chiarito di non avere alcuna intenzione di incontrare l’assassino. “Siamo contenti per la sentenza. Abbiamo fatto un passo avanti. Non abbiamo altre consolazioni che questa sentenza”, ha dichiarato Anna Milazzo, zia di Carol, aggiungendo: “Non c’è alcuna intenzione di un incontro sulla giustizia riparativa; non voglio sapere più nulla di lui. A gennaio saranno 5 anni dalla morte di Carol, cosa c’è ancora da rivalutare?”. Parte civile la zia di Carol e il padre, sono rappresentati dagli avvocati Anna Maria Rago, Riccardo Terron e Manuela Scalia. Le motivazioni della sesta sentenza sono attese fra 60 giorni.