Ravenna, 17 settembre 2026 – L’indagine sui presunti certificati medici destinati a ostacolare l’invio di cittadini stranieri irregolari nei Cpr prosegue con un ampio intervento della procura di Ravenna, coinvolgendo varie città italiane. Nella giornata di ieri, la polizia ha eseguito perquisizioni in 23 studi medici, supportata dallo Sco di Roma e dalla squadra Mobile di Ravenna, in località come Bologna, Rimini, Milano, Varese, Biella, Firenze, Livorno, Roma e Bari, riporta Attuale.
Tra i professionisti coinvolti, uno risulta attualmente indagato. A lui e a tre suoi colleghi già coinvolti in un’indagine precedente, è contestata l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla produzione di certificati falsi per evitare l’invio di cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri.
Il medico interessato dall’operazione di ieri è Nicola Cocco, infettivologo e membro della Simm (Società italiana di medicina delle migrazioni), ritenuto dagli inquirenti un punto di riferimento per i colleghi sul tema. La polizia, coordinata dal pm Angela Scorza, ha cercato documentazione, comunicazioni e messaggi negli ambienti di lavoro e vita dei medici coinvolti. Cocco si è rifiutato di collaborare, rinchiudendosi nel suo studio fino all’arrivo dei vigili del fuoco.
Il blitz dello scorso febbraio
Nel febbraio scorso, erano già state effettuate perquisizioni nelle abitazioni e nelle auto di medici a Ravenna, generando proteste da parte della comunità medica locale, che ha organizzato una manifestazione solidale. Le indagini sui certificati anti-rimpatrio hanno portato alla sospensione di tre dottoresse di Malattie Infettive di Ravenna e di altri cinque colleghi, indagati per falso ideologico e interruzione di pubblico servizio.
Le altre perquisizioni
Ieri si sono svolte nuove perquisizioni che hanno coinvolto non solo infettivologi, ma anche altri professionisti. Tra i soggetti interessati un psichiatra romano, assistito dall’ avvocato Antonio Ingroia. Sono stati perquisiti anche studi di medici in mobilità tra Ravenna e Firenze, Livorno e Rimini, e nove dottori baresi. Le modalità di esecuzione di queste indagini hanno suscitato preoccupazione: l’avvocato Fabio Anselmo ha dichiarato che professionisti non indagati sono stati trattati come mafiosi, svegliati all’alba per sequestri di cellulari e computer.
In contemporanea, a Bologna, si è svolto un presidio di protesta contro le perquisizioni, con la dottoressa Vanessa Guidi che ha denunciato come i medici siano stati trattati ingiustamente, sostenendo che il loro operato fosse conforme al codice deontologico, mirato a proteggere i diritti dei pazienti. Secondo Guidi, l’azione intrapresa rappresenta un attacco sistematico ai professionisti della salute, particolarmente visibile in contesti come Bologna.
Il leader della Lega Salvini: “Vanno radiati dall’albo”
Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, ha commentato l’inchiesta sui social, suggerendo che, se colpevoli, i medici dovrebbero essere radiati dall’albo e costretti a risarcire i danni. Anche esponenti di Fratelli d’Italia, come Galeazzo Bignami e Alice Buonguerrieri, hanno preso posizione sulla vicenda, mentre è stata indetta una manifestazione di solidarietà ai medici per sabato a Bologna.