Risvolti sullo Stabilicum: ambiguità sui ricorsi riguardanti partiti e parità di genere

17.09.2026 03:55
Risvolti sullo Stabilicum: ambiguità sui ricorsi riguardanti partiti e parità di genere

Legge Elettorale: Verso un Verdetto della Corte Costituzionale

Roma, 17 settembre 2026 – La possibilità di sorprese nell’ultimo passaggio parlamentare della legge elettorale appare remota, sia che il Governo decida di porre la fiducia, sia che il presidente della Repubblica, con ogni probabilità, non si opponga firmando la legge, data l’assenza di manifeste incostituzionalità. Lo sguardo, dunque, si concentra sulla Corte Costituzionale, già sollecitata da vari ricorsi, che, secondo la prassi, potrebbero presto giungere per l’esame, riporta Attuale.

Nonostante le strategiche manovre politiche e le dichiarazioni pubbliche, un election day a maggio sembra lo scenario più plausibile, con uno scioglimento anticipato previsto per inizio marzo. I ricorsi in corso, un elemento di grande rilevanza, potrebbero spingere la Corte a esprimere un giudizio entro gennaio. I promotori di ricorsi giungono giustamente a sollevare diversi motivi di incostituzionalità, poiché è nell’interesse collettivo risolvere le criticità legate alla legittimità della legge.

Molte delle questioni sollevate, come evidenziato dal dossier del servizio studi del Parlamento, sono già state rigettate da sentenze passate. La sentenza Italicum chiarisce, ad esempio, che il premio di questa legge non è eccessivo e l’introduzione di un premio nazionale alla Camera non presenta problemi, rendendo possibile la sua applicazione anche al Senato. Un sistema misto con capilista bloccati e preferenze resta una scelta politica discutibile, ma non illegittima.

Su altre questioni, invece, la Corte non ha ancora fornito un pronunciamento, rendendo incerta la loro interpretazione. Le forze politiche che intendono designare un candidato presidente del Consiglio attraverso primarie, a meno che l’aumento della rigidità ultrapacifista di Giuseppe Conte non rompa l’alleanza, potrebbero non apparire credibili nel contestare i ricorsi contro l’elezione del candidato alla guida di Palazzo Chigi, un requisito di trasparenza che non vincola il Capo dello Stato.

Esistono almeno due argomenti solidi per sostenere i ricorsi. Il primo è la disparità nei criteri per la presentazione delle liste, che prevede tre categorie: partiti tradizionali senza necessità di firme, alcune forze minori con circa 75mila firme e outsider con 300mila. L’anomalia di questa distribuzione numerica potrebbe attrarre l’attenzione della Corte, con possibilità di una sua eliminazione della terza categoria per uniformarla alla seconda.

Infine, la questione della rappresentanza di genere: se è corretto limitare la rappresentanza di un genere al 60% tra i candidati, la stessa regola non dovrebbe applicarsi ai capilista bloccati? Questa interrogativa solleva dubbi; la Corte dovrà esaminare la conformità dell’articolo 51 della Costituzione, che promuove le pari opportunità di genere. Una volta superato questo scoglio, la parola passerà agli elettori, anche se le attuali dinamiche potrebbero compromettere l’obiettivo del 42% di voti richiesto per ottenere il premio.

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