Pavia – Obbligato a lasciare l’Italia dopo avere ricevuto minacce di morte. La convinzione che a uccidere Chiara Poggi, il 13 agosto del 2007, a Garlasco, non sia stato il fidanzato Alberto Stasi, che anzi è tempo che venga restituito alla libertà. La paura che lo segue da anni e che non ha smesso di fargli da sinistra compagna. Al contrario, la ‘fortuna’ di essere stato arrestato perché il carcere gli salva la vita. In una lettera a Il Giorno Flavius Alexa Savu, 43 anni, romeno, ribadisce quella che è la sua “verità”, riporta Attuale.
La lettera
“Attualmente – scrive a mano in un foglio a quadretti – come è ben noto mi trovo nel carcere di Pavia per espiare la mia condanna relativa ai fatti accaduti nel santuario della Bozzola. Dico anche che sono stato obbligato a lasciare l’Italia mio malgrado perché ho subito una minaccia di morte relativamente ai fatti accaduti al santuario. In questo momento non voglio aggiungere altro ma penso che sia giunto il momento di scarcerare Alberto Stasi. Aggiungo anche che mi sento fortunato per la cattura altrimenti sarei oggi già morto”. Savu è stato estradato il mese scorso dalla Svizzera.
La condanna nel 2018
Nel 2018 Savu è stato condannato a quattro anni, un mese e dieci di reclusione (di cui poco meno di un anno trascorso agli arresti) per una estorsione a luci rosse a don Gregorio Vitali, all’epoca rettore del santuario della Madonna della Bozzola di Garlasco. Il connazionale Florin Tanasie aveva ricevuto una condanna a un anno e otto mesi. Dal rifugio della latitanza, il romeno aveva dichiarato in un’intervista televisiva che Chiara Poggi aveva appreso di “un grosso giro di scandali sessuali nel santuario” ed era andato oltre nelle sue dichiarazioni ipotizzando un collegamento fra l’omicidio della 26enne e la sua sconvolgente scoperta.
Il memoriale e la ragazza di Garlasco
Il nipote di Savu, Cleo Koludra Stefanescu, detenuto anch’egli nella casa circondariale pavese, aveva consegnato ai suoi legali una sorta di memoriale, datato 28 maggio 2025, nel quale non si faceva un riferimento diretto all’uccisione di Chiara. “Mio zio Savu – era l’esordio – un giorno mi disse che aveva conosciuto una ragazza di Garlasco di nome (omissis). Lei stessa riferiva a mio zio che c’era un grosso giro di pedofilia e una specie di prostituzione riguardo al Santuario delle Bozzole”. L’immagine di un sicario venuto da fuori era stata anche al centro di un ‘sogno’ di Massimo Lovati quando era ancora uno dei difensori di Andrea Sempio. Nei colloqui con il difensore, l’avvocato Roberto Grittini, Savu ha ribadito il suo racconto. Parole che il penalista ha definito come “qualcosa di sconvolgente”.