Forze ridotte o potere mantenuto? La situazione attuale di Hamas

08.07.2025 07:45
Forze ridotte o potere mantenuto? La situazione attuale di Hamas

Fino a pochi giorni fa, il dibattito verteva sulle potenziali conseguenze dell’attacco ai siti nucleari in Iran. Ora, l’attenzione è rivolta allo stato di Hamas. Questo confronto si svolge in un contesto di considerazioni politiche, diplomatiche e propagandistiche, simile a quello riguardante Teheran. La situazione è delicata e complessa, con molte crisi che si intrecciano, dal Golfo Persico al Mar Rosso, passando per il Mediterraneo orientale, riporta Attuale.

Pessimismo

Un dirigente palestinese, sebbene non di alto rango, ha comunicato attraverso un messaggio audio alla Bbc la situazione attuale. La sua affermazione principale è che Hamas controlla solo il 20% della Striscia, con una situazione di comando e controllo che è andata in crisi, poiché il 95% dei leader è stato eliminato. Inoltre, i militanti riceverebbero salari ridotti e in ritardo.

Nel territorio di Gaza operano almeno sei gruppi armati, che si oppongono a Hamas. Il principale di questi è guidato da Yasser Abu Shabab, un esponente di un clan beduino, che coordina le sue attività con le forze egiziane e con l’ex capo della sicurezza di Arafat, Mohammed Dahlan, collegato agli Emirati Arabi. Questa situazione mette Hamas in una posizione di difficoltà, costringendola a ritirarsi di fronte alla pressione israeliana.

Un problema significativo è che questo portavoce ha scelto l’anonimato e ha dichiarato di non essere attivamente coinvolto, poiché sarebbe stato ferito nelle fasi iniziali del conflitto, iniziato il 7 ottobre. Questo riduce l’impatto delle sue parole, tanto che il Jerusalem Post ha discusso non tanto del contenuto delle affermazioni, ma piuttosto del perché siano state rilasciate in questo preciso momento.

Questa domanda incorpora un certo scetticismo, in quanto altre analisi, pur riconoscendo le difficoltà affrontate da Hamas, sostengono che l’organizzazione conservi un margine di manovra significativo. Infatti, le sue possibilità di negoziato per una tregua rimangono attive, soprattutto attraverso i canali forniti dal Qatar e altre vie parallele.

Schieramento

Le valutazioni di analisti militari e di servizio di intelligence non si sono discostate da determinati parametri. Hamas è in grado di mobilitare circa 20-25 mila uomini, anche se non tutti sono altamente addestrati; ciò nonostante, risulta sufficiente per affrontare cinque divisioni israeliane. I membri più esperti operano celandosi tra i civili o nascondendosi tra i profughi e in rifugi segreti.

Le rovine dei palazzi distrutti dalle operazioni militari possono trasformarsi in basi temporanee per i combattenti. Altri militanti rimangono nei tunnel, parte di una rete la cui reale estensione rimane incerta. Sia l’IDF che Hamas sembrano condividere l’interesse di enfatizzare l’ampiezza di questa rete: una recente valutazione israeliana sosteneva che il 75% delle gallerie sotterranee fosse ancora attivo. Tuttavia, si tratta di una stima, non di un dato certo. La resistenza è dimostrata dalle continue imboscate contro le forze israeliane, dove ieri cinque soldati israeliani sono stati uccisi a causa dell’esplosione di un ordigno collocato lungo una strada.

Obiettivi

Il comando di Hamas si articola su una doppia “testa”: a Gaza, la leadership è affidata a Izz al Din al Haddad, con un comitato all’estero composto da 4-5 elementi che mantengono aperti i canali di dialogo. Gli attacchi hanno decimato le figure di spicco, e le autorità israeliane affermano che l’organizzazione è ora dislocata e incapace di gestire efficacemente ogni aspetto delle operazioni, con i clan armati che aumentano le tensioni e si appropriano di spazi strategici.

Nonostante ciò, gli esperti fanno notare che Hamas sta cercando di seguire un percorso ben definito: deve resistere alla crisi attuale e, allo stesso tempo, riaffermare il proprio ruolo come unico interlocutore per gli attori internazionali. Donald Trump menziona Hamas e non l’Autorità palestinese, indicando che tutti attendono risposte principalmente da Hamas — e da Israele — piuttosto che da altre entità. Un articolo su Haaretz offre una visione più ampia: la fazione crede di essere l’autentico rappresentante del popolo palestinese e, nonostante le evidenti difficoltà, ritiene di poter dettare le proprie condizioni.

Questa posizione diventa ancora più rilevante se le affermazioni del funzionario anonimo riportate dalla Bbc dovessero rivelarsi fondate.

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