Francia rinuncia a chiedere le dimissioni di Albanese, che denuncia Trump per sanzioni incostituzionali

27.02.2026 11:55
Francia rinuncia a chiedere le dimissioni di Albanese, che denuncia Trump per sanzioni incostituzionali

Francia rinuncia a chiedere le dimissioni di Albanese al Consiglio Onu

NEW YORK – La Francia ha formalmente abbandonato il tentativo di presentare una risoluzione per le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sui diritti umani. Questa decisione è stata presa alla luce della consapevolezza che una tale iniziativa avrebbe portato a una sconfitta diplomatica imbarazzante all’interno del Consiglio, composto da 47 stati, per lo più rappresentativi di paesi del sud del mondo, riporta Attuale.

La rinuncia è stata ufficialmente comunicata dalla rappresentante permanente della Francia all’Onu di Ginevra, Céline Jurgensen, che ha dichiarato che la mozione per le dimissioni non sarebbe stata presentata, come anticipato dal ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot. Durante la sua relazione, Jurgensen ha criticato le «dichiarazioni ripetute e estremamente problematiche» di Albanese, invitando tutti i relatori dell’Onu a dimostrare maggiore «sobrietà, moderazione e discrezione» nel loro operato.

Albanese, dal canto suo, saluta la manovra francese come una vittoria personale, ma avverte che potrebbe rivelarsi una «vittoria di Pirro». Ha dichiarato: «Prendo atto che la diplomazia francese ha infine cambiato idea. Mi sarei aspettata una parola di chiarimento e di scuse perché mi hanno insultata in modo duro e inaccettabile».

Tuttavia, la Francia non ha espresso alcun desiderio di scuse e ha sottolineato che la struttura interna del Consiglio per i diritti umani avrebbe reso impossibile l’imposizione di una revoca del mandato. Parigi è andata oltre, affermando che «Albanese dovrebbe avere la dignità di dimettersi da sola», come dichiarato dal portavoce del ministero degli Esteri francese, Pascal Confavreux.

La questione ha messo in luce una spaccatura sulla funzione del relatore indipendente speciale. Albanese ha definito le critiche ricevute da alcuni stati come «tossiche» e dannose per la sua vita personale. Ha anche presentato una denuncia contro l’ex presidente Donald Trump e membri della sua amministrazione, chiedendo la revoca delle sanzioni imposte nei suoi confronti, considerate incostituzionali.

Le sanzioni erano state originate da dichiarazioni di Albanese, in cui aveva definito una sessantina di aziende americane, tra cui Google e Microsoft, complici in un presunto «genocidio» in corso a Gaza, un’affermazione che ha suscitato forti reazioni a livello internazionale.

Albanese ha perso il supporto del segretario generale dell’Onu, António Guterres, e ha affrontato opposizioni da parte di diplomatici europei e membri del Consiglio. Un diplomatico ha osservato: «Albanese ha agito con le migliori intenzioni, ma ha creato divisioni che danneggiano il Consiglio e la popolazione di Gaza». La Francia, in questo contesto, sta esercitando pressioni affinché Albanese si dimetta volontariamente.

Presso il Palazzo di Vetro, ci sono interrogativi sulla competenza giuridica di chi opera come relatore speciale, con molti che sostengono che l’intero sistema debba essere riformato per evitare future controversie simili. Albanese presenterà un nuovo rapporto sulla situazione a Gaza il 23 marzo, in un clima di crescente complessità e divisione all’interno del Consiglio per i diritti umani.

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