Roma, 13 luglio 2026 – Il delitto di Garlasco continua a rimanere un tema di discussione e analisi, evocando paradossalmente immagini di Cenerentola, in cui una scarpa diventa il fulcro del caso. L’impronta “a pallini” trovata sulla scena del crimine, composta da circa 130 micro-rilievi e riferita al piede destro, è stata attribuita all’assassino Alberto Stasi nel corso dell’Appello bis, riporta Attuale.
La scarpa numero 42
Dalla scoperta dell’impronta è scaturito un lavoro meticoloso, comprendente l’analisi delle suole originali Frau numero 41, 42 e 43. Attraverso calchi e sovrapposizioni, si è giunti a un’unica compatibilità: il numero 42, corrispondente al numero di scarpe indossato da Stasi. Inoltre, sulla traccia è stato trovato sangue di Chiara Poggi, fondamentale per identificare marca, modello e misura della scarpa. Oggi, a quasi vent’anni dall’evento, la questione si riaccende con un nuovo indagato, Andrea Sempio, i cui piedi risultano compatibili con una calzatura tra il 42 e il 43. Tuttavia, la difesa di Sempio sottolinea la larghezza del piede come un elemento determinante.
Sempio calza il 44 e i suoi consulenti affermano che il suo piede risulta troppo largo per adattarsi a una scarpa Frau numero 42. Questo particolare, sebbene sembri banale, potrebbe avere ripercussioni significative, tanto che la Procura di Pavia ha richiesto ulteriori approfondimenti. Tuttavia, è fondamentale che la scienza non diventi una macchina del tempo.
Infatti, un piede può cambiare nel corso degli anni: ciò che può modificarsi sono l’arco plantare, l’appoggio, la distribuzione dei carichi e persino la larghezza. Tuttavia, affermare che un piede possa cambiare non implica che si possa provare che questo sia avvenuto, specialmente per quanto riguarda l’allargamento necessario per eliminare una incompatibilità misurabile in centimetri.
Il limite della “retrodizione”
In assenza di dati misurati nel 2007, il concetto scientifico di retrodizione diventa cruciale. Questo implica tentare di ricostruire oggi le dimensioni del piede di un ragazzo di diciannove anni basandosi su una persona adulta. Qui la distinzione tra ciò che la scienza può dimostrare e ciò che può solo ipotizzare diventa estremamente sottile e rischiosa. A differenza della scar Cinderella che attende il piede perfetto, a Garlasco non si tratta di adattare l’ipotesi ai fatti; piuttosto, l’ipotesi deve corrispondere alla realtà presente.