Generali iraniani sfuggono ai raid israeliani e sfidano la guerra psicologica

01.07.2025 07:55
Generali iraniani sfuggono ai raid israeliani e sfidano la guerra psicologica

Ali Shamkani e Esmael Qaani sono figure di spicco all’interno dell’esercito iraniano, riuscite a sopravvivere agli attacchi mirati dell’IDF che, in dodici giorni di conflitto, hanno colpito severamente la struttura di comando militare della Repubblica islamica. Shamkani, che ricopre il ruolo di consigliere dell’ayatollah Khamenei, e Qaani, alla guida della Divisione Qods dei Pasdaran, sono al centro di un delicato equilibrio di potere. Riporta Attuale.

Shamkani è stato ferito durante gli attacchi ma ha fatto la sua ricomparsa pubblica, supportato da un bastone, ai funerali di altri militari caduti. La sua resilienza si è manifestata attraverso due affermazioni significative: ha confermato la continuazione del programma nucleare dall’ospedale, e ha fatto riferimento a un attacco specifico da parte di Israele, dichiarando: “Loro sanno perché mi hanno colpito e io lo so, ma non posso dirlo”. Per alcuni, questa affermazione allude al suo ruolo chiave nello sviluppo dell’arsenale nucleare iraniano. Nato nel 1955 nella regione di Ahvaz, Shamkani ha ricoperto diversi ruoli di alto livello, inclusa la direzione della Marina dei Pasdaran. Nel 2013, è stato nominato consigliere per la sicurezza, una posizione che ha perso dieci anni dopo a causa di legami sospetti con ambienti considerati poco affidabili.

Il “mafioso”

La sua rimozione dal potere si è rivelata temporanea, poiché ha riacquisito rapidamente la sua influenza, arrivando a gestire i contatti diplomatici con gli Stati Uniti riguardo al nucleare. Fonti affermano che Shamkani è visto non solo come potente, ma anche come molto corrotto. Alcuni lo descrivono come “il mafioso”, in virtù delle sue operazioni nel mercato del petrolio, un’attività che gestirebbe con il figlio Hossein, il quale controllerebbe una rete di aziende dedite all’esportazione di petrolio dall’Iran e dalla Russia verso Paesi privi di sanzioni occidentali.

Questo clima di sospetto è caratteristico della società iraniana, dove il regime mantiene un controllo serrato sulla popolazione, alimentando un’atmosfera di delazioni. Un proverbio popolare riporta: “Il muro ha topi e i topi hanno orecchie”. La versione ufficiale che attribuisce a Shamkani la sopravvivenza all’attacco israeliano è messa in discussione da molti, specialmente alla luce delle sue dichiarazioni pubbliche. Nonostante l’edificio in cui si trovava sia collassato, rimane senza ferite visibili, portando a teorie che suggeriscono un preavviso da parte del Mossad.

La vicenda Qaani

Anche Esmael Qaani non è esente da interrogativi. Dopo la morte del generale Qasem Soleimani, ucciso nel 2020, Qaani ha assunto il comando. Originario di Mashhad, il suo passato militare include la partecipazione alla guerra con l’Iraq e un ruolo fondamentale nella creazione di milizie armate pronte a colpire Israele. Sebbene Qaani sia stato considerato un stratega, le ripetute offensive israeliane hanno eroso la sua autorità e il prestigio.

Il 27 settembre scorso, durante una serie di attacchi che hanno decimato la leadership di Hezbollah a Beirut, si sono diffuse voci sulla morte di Qaani. Queste speculazioni includevano accuse di tradimento e indagini da parte del regime stesso. Tuttavia, è riemerso durante il funerale di uno dei suoi vice, generando ipotesi secondo cui le voci sulla sua morte fossero parte di una manovra per screditare oppositori politici.

Il gioco psicologico

Nelle ultime settimane, Qaani è tornato alla ribalta in un evento patriottico a Teheran, indossando una coppola nera. Dopo diversi omicidi mirati, compreso quello del leader di Hamas, è emersa la narrativa che lo identifica come una spia del Mossad. Questo ha stimolato la creatività online, generando video satirici e meme che lo paragonano a Eli Cohen, un noto agente israeliano. La sua presunta dichiarazione: “Nel nome di Allah, non smetterò di combattere per l’Iran e per Ali Khamenei…” è circolata sui social, mentre l’intelligence israeliana ha pubblicamente smentito le speculazioni sostenendo che “Qaani non è la nostra spia”.

La conflittualità attuale ha così lasciato spazio a una battaglia psicologica, con fake news e strategie mediatiche utilizzate per guadagnare vantaggi, nel tentativo di sfruttare le crepe nel potere iraniano, mai così unito e sempre più preoccupato per la sua stabilità.

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